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La Sicilia, la più grande isola del Mediterraneo, è anche la regione più grande d'Italia. Una regione che dal 1946 è a statuto speciale, con capoluogo Palermo. E' sempre stato cosi, eccetto un decennio attorno al quattrocento, in cui le veci da capoluogo furono fatte dalla città di Catania. Le province siciliane ad oggi sono 9, anche se fino ai primi del 900 esse erano 7, e precisamente Caltanissetta, Catania, Palermo, Messina, Siracusa, Trapani e Girgenti (Agrigento). A queste alla fine degli anni venti si sono aggiunte Enna,inizialmente chiamata Castrogiovanni, e Ragusa.
E' una regione più che altro collinare (per oltre il 60%), per il 25% montuosa e per il 15% pianeggiante.
Le catene montuose sono principalmente 3, e sono una continuazione degli appennini peninsulari. La fascia orientale è occupata dai Peloritani, i Nebrodi e le Madonie, gli Erei su cui a più di 900 metri di altezza è ubicata Enna, e l'Etna, il grande vulcano, in provincia di Catania, alto 3263 metri.
Ad alcune province siciliane appartengono gli arcipelaghi di isole minori che circondano la Sicilia. Ed esattamente alla provincia di Palermo appartiene Ustica, a Messina appartengono le Eolie (Lipari, Vulcano, Salina, Stromboli, Panarea, Alicudi e Filicudi), a Trapani appartiene l'arcipelago delle Egadi (Favignana, Levanzo, Marettimo, Formica e Maraone). In più ne fa parte anche Pantelleria, nonostante geograficamente sia più vicina alla Tunisia che alle coste siciliane. Infine ad Agrigento appartengono le Pelagie (Lampedusa, Linosa e lo scoglio Lampione).

La storia della Sicilia si intreccia con quella di tutte quelle popolazioni che l'hanno abitata,a partire dai greci, passando poi per i romani, gli arabi, i normanni, gli angioini, gli spagnoli e i borboni. Furono proprio i Greci che,nell'VIII secolo a.C. circumnavigarono l'isola, che si accorsero della sua caratteristica forma triangolare, che restarono meravigliati dalla bellezza di questo nuovo territorio, e furono proprio loro che diedero all'isola il nome di TRINACRIA, dal greco "treis+akra"="tre promontori", in quanto si richiamavano ai tre promontori dell'isola: Capo Peloro, Capo Boeo e Capo Passero. Anche il simbolo della Sicilia,che ad oggi è raffigurato sulla bandiera della regione, si richiama alla sua forma, con il caratteristico Triscele. Ma cos'è il Triscele? Anche su questo, cosi come molti altri aspetti della vita siciliana, l'influsso della mitologia la fa da padrone. Infatti inizialmente era rappresentato dalla testa di Medusa ( figlia di Forco e Ceto ), con la sua caratteristica capigliatura formata da serpenti, e la testa era attorniata da 3 gambe, piegate all'altezza del ginocchio. Ad oggi, sulla bandiera siciliana il volto di Medusa è stato sostituito da quello di una donna, si pensa sia una dea, il cui capo è, all'altezza delle orecchie, prolungato da un paio di ali, che rappresentano l'inesorabile fluire del tempo, ed i serpenti che ne rappresentavano la capigliatura, sono stati sostituiti da spighe di frumento, ad indicare quanto fertile sia quest'isola. L'origine del triscele si pensa sia orientale, e rappresenterebbe il dio sole, le cui tre gambe richiamerebbero la triplice funzione del dio sole come dio  della primavera, dell'estate e dell'inverno.

Come detto, la Sicilia è una terra ricchissima di miti, leggende e credenze popolari, che laddove fosse possibile la rendono ancora più affascinante agli occhi di chi ancora non la conosce. Ci sono miti e leggende di diverso tipo, ognuna legata a diversi luoghi dell'isola, e ce ne sono di più generici. Mano mano che andrete avanti nella lettura e nella scoperta delle diverse province, avrete il modo di esserne affascinati anche voi. Qui, come piccola premessa a ciò che successivamente troverete, ne indichiamo alcune. Tra le leggende,quella forse più popolare è quella di Tifeo. Era cosi tanto ambizioso che voleva impossessarsi dell'intero cielo, e per questo venne punito e condannato ad un vero supplizio.. E' lui che ad oggi sorreggerebbe la Sicilia, tenendo Capo Peloro con la mano destra, Pachino con la mano sinistra, e Lillibeo sospeso sulle proprie gambe. Per non contare che poi sorreggerebbe l'Etna sulla testa. Costretto quindi a questo compito, ogni tanto cercherebbe di muoversi, di scrollarsi di dosso questa incombenza, ed è per questo che a volte la terra in Sicilia trema. Ma in realtà, il fatto che l'isola abbia un alta sismicità nulla ha a che fare con l'allegria dei miti e delle leggende. Questo si deve al fatto che proprio "sotto" la Sicilia si incontrano e si sovrappongono  2 placche, quella eurasiatica,che è la stessa che percorre l'Italia, e quella africana. In particolare quest'ultima si trova sotto la precedente, e la loro collisione ha dato vita a numerosi rilievi montuosi e genera i terremoti che a volte colpiscono l'isola ( ricordiamo ad esempio il tragico terremoto che nel 1908 colpì Messina ).
Ma torniamo alla parte "ludica" di cui ci si stava occupando, con una  curiosità in particolare. In genere per svariati motivi il venerdi non veniva altrove considerato un giorno fortunato, anzi, tutt'altro... In Sicilia invece i "venerini", ovvero i nati di venerdi, erano considerati dei privilegiati. Erano infatti destinati a diventare più forti, una sorta di veggenti in grado di predire gli avvenimenti futuri, incolumi alle stregonerie e capaci di vivere tranquillamente in una casa infestata dagli spiriti senza esserne alquanto infastiditi.
Un'altra cosa che merita un cenno, riguarda l'ambito degli scongiuri, ed in particolare quello che in Sicilia era molto diffuso anticamente: lo scongiuro contro il malocchio. Consisteva in uno sputo, ed in particolare uno sputo triplice.. Quindi 3 sputi per allontanare il male e la cattiva sorte. Cosi per esempio chi andava a trovare un malato  sputava 3 volte per evitare che la malattia colpisse anche lui.
Ed infine le cossiddette "donne di Fuora", che erano delle donne i cui spiriti uscivano di casa la notte, ed andavano a trovare delle anime vaganti per chiedere loro consigli sul futuro, in base alle richieste dei clienti. Chi erano i clienti? beh, semplice: chi aveva bisogno di loro.. per attirare queste creature bastava far bruciare dell'incenso insieme a dell'alloro e  del rosmarino, esclusivamente prima che sopraggiungesse la mezzanotte. E sarebbe poi stato questo "odore" ad attirare questi spiriti, che però mai si sono fatti vedere da nessuno.

La Sicilia è anche culla fertile per le feste, nulla manca, nè alcuna cosa è lasciata al caso. Tutto viene organizzato nel massimo rispetto delle tradizioni, sia per quanto riguarda gli aspetti religiosi che quelli più ludici e spiccatamente rivolti al divertimento di grandi e piccini. Anche in questo caso ve ne diamo un accenno un pò generico, citandone solo alcuni.
Prendiamo ad esempio le feste più classiche, quelle immancabili, e che si festeggiano ovunque: il Natale e la Pasqua.
Nel periodo natalizio in Sicilia la fanno da padroni i bellissimi presepi, che siano grandi, piccoli, animati, o viventi, ogni comnità, e quasi ogni casa fa il suo presepe. Segno di devozione, segno di fede, segno di partecipazione. Tutto questo spinge la creazione, la lavorazione, la fantasia nel crearne ogni anno di nuovi. Per non parlare dei zampognari che in attesa del Natale sono richiestissimi per le vie dei paesi. In alcune zone, poi, la notte della vigilia, viene fatta una processione con dei pastori che al buio attraversano le vie facendosi luce con delle torce e cantando fino a che non arrivano alla Casa della Natività.
Pasqua è un altro periodo di notevole partecipazione della collettività alla morte e alla Resurrezione di Cristo. Per esempio, a Barcellona Pozzo di Gotto (ME) viene rappresentata la lavanda dei piedi con i 12 Apostoli, oppure a San Pier Niceto (ME) il martedi della settimana santa viene fatta la processione del Crocefisso, particolare e sempre più conosciuta in Sicilia, in cui si porta a spalla una pesantissima statua del Cristo in croce, e in processione partecipano anche i cosiddetti "Angeli" e gli "Angioloni", in pratica dei bambini, più piccoli i primi e un pò più grandi i secondi, vestiti con degli abiti bianchi,con dietro delle ali, confezionati per l'occasione ed interamente rivestiti di oro, oro che le famiglie vanno a chiedere in prestito nelle case di amici e parenti.
Importanti e con un altissima partecipazione le feste dei patroni delle diverse città,e dei diversi paesi. Anche di questo verrà data ampia panoramica più in là, ma non si possono non citare la festa di Santa Rosalia patrona di Palermo, Sant'Agata per quanto riguarda Catania, e la Madonna della Lettera a Messina.

Tipici siciliani sono i cosiddetti "pupi siciliani", delle marionette nate praticamente per caso, per allegrare i commensali durante una festa tanti secoli fa ormai, e che da allora sono un vero e proprio simbolo di questa regione, insieme ai bellissimi carri siciliani. Ad oggi, in particolari posti si vedono ancora, dei cavalli "addobbati" ad arte che trainano questi veri e propri capolavori di colore. Due simboli quindi per la Sicilia, due simboli che la rappresentano nel mondo, e che si trovano facilmente (in miniatura ovviamente) in tutti i negozi di souvenir dell'isola.

Per ultimo, ma non meno importante, l'aspetto culinario, dato da tutti quei prodotti tipici siciliani che ormai hanno fama ovunque, e che tanto bene fanno parlare il mondo della Sicilia. Alcuni di questi sono certamente tipici di alcuni luoghi in particolare, come il pesce stocco alla messinese, ma altri sono davvero diffusi su tutta l'isola e ormai davvero ovunque nel mondo,anche se hanno i "natali" in Sicilia. Sicuramente degni di nota i buonissimi cannoli siciliani, la cassata, l'ottima granita, e gli arancini
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