Potenza - mondoidee.com

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Potenza (Italia)
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Potenza
comune
LocalizzazioneStato ItaliaRegione BasilicataProvincia PotenzaAmministrazioneSindacoDario De Luca (FdI) dal 9-06-2014TerritorioCoordinate40°38′N 15°48′ECoordinate: 40°38′N 15°48′E (Mappa)Altitudine819 m s.l.m.Superficie175,43[1] km²Abitanti67 161[2] (31-3-2018)Densità382,84 ab./km²FrazioniBarrata, Borgo Giuliano, Borgo Trinità Sicilia, Case Capoiazzo I, Chiàngali, Falcianella, Giarrossa, Lavangone, Macchia Capraia, Masseria Cavalieri, Masseria Viggiani, San Nicola, Tiera, Varco d'IzzoComuni confinantiAnzi, Avigliano, Brindisi Montagna, Picerno, Pietragalla, Pignola, Ruoti, Tito, Vaglio BasilicataAltre informazioniCod. postale85100Prefisso0971Fuso orarioUTC+1Codice ISTAT076063Cod. catastaleG942TargaPZCl. sismicazona 1 (sismicità alta)Cl. climaticazona E, 2 472 GG[3]Nome abitantipotentiniPatronoSan Gerardo di PotenzaGiorno festivo30 maggioSoprannomeCittà verticale
Città delle cento scaleCartografia
Potenza
Posizione del comune di Potenza all'interno dell'omonima provinciaSito istituzionaleModifica dati su Wikidata · Manuale
Potenza (AFI: /poˈtɛnʦa/[4]; Puténz in dialetto potentino, [pu'tenʣə]) è un comune italiano di 67 161 abitanti,[2] capoluogo della regione Basilicata e della provincia omonima. È il primo comune della regione per popolazione[5] e l'undicesimo per superficie.
Nota come "Città verticale" e "Città delle cento scale"[6][7], con i suoi 819 metri di altitudine s.l.m. Potenza è il capoluogo di regione situato alla quota più elevata in Italia[8] e possiede, inoltre, il sistema di scale mobili per il trasporto pubblico di maggior estensione in Europa[9] ed il secondo al mondo dopo quello di Tokyo[10][11].
Capoluogo di regione dal 1806[12], sede dell'Università della Basilicata dal 1982, Potenza è una delle poche città italiane ad essere stata insignita di due medaglie d'oro: la prima come città benemerita del Risorgimento nazionale, nel 1898, la seconda come medaglia d'oro al merito civile, nel 1980.
Indice
  • 1Geografia fisica
    • 1.1Territorio
    • 1.2Clima
  • 2Storia
    • 2.1Età antica
    • 2.2Medioevo
    • 2.3Età moderna
    • 2.4Età contemporanea
    • 2.5Simboli
    • 2.6Onorificenze
  • 3Monumenti e luoghi d'interesse
    • 3.1Architetture religiose
      • 3.1.1Architetture religiose intramurali
      • 3.1.2Architetture religiose extramurali
    • 3.2Architetture civili
      • 3.2.1Ponti
      • 3.2.2Siti archeologici
    • 3.3Aree naturali
  • 4Società
    • 4.1Evoluzione demografica
    • 4.2Etnie e minoranze straniere
    • 4.3Lingue e dialetti
    • 4.4Istituzioni, enti e associazioni
  • 5Cultura
    • 5.1Biblioteche
    • 5.2Scuole e università
    • 5.3Musei
    • 5.4Media
    • 5.5Eventi
  • 6Geografia antropica
    • 6.1Urbanistica
    • 6.2Suddivisioni amministrative
  • 7Economia
  • 8Infrastrutture e trasporti
    • 8.1Strade
    • 8.2Ferrovie
    • 8.3Mobilità urbana
  • 9Amministrazione
    • 9.1Gemellaggi
  • 10Sport
    • 10.1Calcio
    • 10.2Ciclismo
    • 10.3Altri sport
    • 10.4Impianti sportivi
  • 11Note
  • 12Bibliografia
  • 13Voci correlate
  • 14Altri progetti
  • 15Collegamenti esterni
Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]
Territorio[modifica | modifica wikitesto]
Potenza (Piani del Cardillo)
La città sorge nell'alta valle del Basento, lungo una dorsale appenninica a nord delle Dolomiti lucane racchiusa da vari monti più alti, tra i quali i Monti Li Foj, pertanto Potenza sorge in una zona ad alta sismicità.[13]
Il nucleo medievale dell'abitato è posto su un rilievo a 819 metri s.l.m., cosicché per altitudine ufficiale Potenza è seconda solo a Enna tra i capoluoghi di provincia italiani. I quartieri più moderni sorgono invece più in basso, sino a lambire il corso del fiume Basento, il cui alveo a partire dalla seconda metà del XX secolo è stato fortemente antropizzato.
Per superficie il comune di Potenza è l'undicesimo più grande della regione.[14]
Clima[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: stazione meteorologica di Potenza.
Il clima è mediterraneo e montano, quindi freddo e nevoso d'inverno, tiepido e secco d'estate. Gennaio è statisticamente il mese più freddo e la temperatura media è di +3,5 °C, mentre luglio e agosto sono i mesi più caldi e registrano una temperatura media di +20 °C.
PotenzaMesiStagioniAnnoGenFebMarAprMagGiuLugAgoSetOttNovDicInvPriEstAutT. max. media C)5,56,18,712,318,122,225,525,821,916,611,58,16,613,024,516,715,2T. min. media C)0,11,02,34,18,212,715,215,612,89,05,22,41,24,914,59,07,4Vento (direzione-m/s)W
5,7W
6,0W
5,6W
5,5W
5,0W
4,9W
5,1W
4,9W
4,8W
4,7W
5,3W.
5,55,75,45,04,95,2
Storia[modifica | modifica wikitesto]
Potenza tra fine XVII e inizio XVIII secolo in un'incisione da Il Regno di Napoli in prospettivadi Giovan Battista Pacichelli
Età antica[modifica | modifica wikitesto]
«Il tempo divoratore non ha serbato che pochi avanzi di sì celebre città mediterranea dei Lucani; ma quelli che tuttavia rimangono, fan chiara testimonianza ch'ella esser doveva uno de' più ragguardevoli e distinti luoghi dell'antica regione lucana...»
(Andrea Lombardi, La corona di Critonio, 1836)
L'origine della città è certamente antica, ma incerta: secondo alcuni storici, come riporta il Riviello, sarebbe pelasgica, sabellica o di stirpe italo-greca.[15] L'ipotesi più accreditata è che sia stata fondata dai Lucani nel IV secolo a.C. , come testimoniato dal ritrovamento di reperti archeologici dell'epoca.[16]
Potenza rappresentò un centro importante per la popolazione dei Lucani, in quanto fu una delle undici città-Stato cantonali della Lucania preromana, cinque delle quali comprese nel territoro dell'odierna Basilicata, che costituivano la federazione delle città di quell'antico popolo.[17] Potenza era anche la città-Stato lucana più vicina al santuario federale di Rossano, adibito al culto della Dea Mefite, ed ai centri di Braida e Serra, oggi facenti parte del comune di Vaglio.[16]
Se nel IV secolo a.C. oscillò, durante le guerre sannitiche, tra l'alleanza con i sanniti e quella con i romani[18][19], Potenza, come il resto del popolo dei lucani, fu apertamente ostile nei riguardi della nascente supremazia di Roma a partire dal III secolo a.C. , dato che nelle guerre pirriche si schierò con i nemici di quest'ultima.[20][21] Al termine di tale conflitto le popolazioni di Potenza e degli altri centri lucani divennero sociidei romani, mantenendo i loro usi ed istituzioni e, nonostante la vittoria dei nemici, vissero senza particolari ripercussioni fino all'epoca della battaglia di Canne, a seguito della quale passarono nel campo di Annibalepuntando sulle sue fortune. Dopo la battaglia del Metauro, nel corso della quale fu vinto e ucciso il fratello Asdrubale Barca, Annibale si ritira in Africa lasciando alla mercé di Roma le città che lo avevano supportato, tra cui la stessa Potenza, che secondo la storiografia locale da municipium fu ridotta al rango di praefectura prima e poi di colonia militare con il mutare del nome in Potentia Romanorum[22], sebbene non si abbiano fonti certe che attestino l'ordinamento politico assunto dalla città, che verosimilmente mantenne la condizione di civitas foederata, governata da un praefectus.[23] A partire dal II secolo a.C. quindi, a seguito delle guerre annibaliche, la città entra definitivamente nell'orbita di Roma e si assiste ad una sua progressiva romanizzazione, che portò ad una crescita dell'importanza del centro abitato potentino a discapito delle campagne circostanti[24]; Potenza ereditò il ruolo di centro di culto principale in Lucania della Dea Mefite e vi venne quindi eretto un tempio ad essa dedicato, in sostituzione del santuario federale di Rossano, ormai caduto in disuso.[16][24] Tracce di questo culto sono rimaste nella toponomastica cittadina fino all'Ottocento, in cui l'attuale Piazza Martiri Lucani era denominata Largo Dea Mefite.[25]
Nel I secolo a.C. , durante la guerra civile romana combattuta tra le fazioni di Mario e Silla Potenza si schierò, con le altre popolazioni lucane e sannitiche, dalla parte di Mario; i primi potentini presero quindi verosimilmente parte alla decisiva battaglia di Porta Collina a seguito della quale si ebbe la vittoria finale di Silla, che si vendicò spietatamente di tutti i suoi oppositori: per quanto riguarda Potenza, fu imposta la distruzione delle mura e l'assegnazione di terre e case requisite agli abitanti ai veterani di Silla.[16] La storia si ripetette con la successiva guerra civile romana tra Ottaviano e Marco Antonio, a seguito della quale Potenza, che si era schierata dalla parte del secondo, subì di nuovo devastazioni e confische a favore dei veterani di Ottaviano vittoriosi nella battaglia di Filippi.[16] Alla tarda età repubblicana risalgono le prime informazioni precise circa lo status amministrativo della città, che risulta essere un municipium assegnato alla tribù Pomptina, con un regolare apparato amministrativo comprendente un senato locale, ovvero l'ordo decurionum, quadrunviri, edili e questori.[23]
In età imperiale Potentia rimane una città relativamente ricca di magistrature imperiali e municipali.[16][26] Nel III secolo d.C. l'amministrazione pubblica della città, identificata come Res Publicae Potentinorum, affrontò un periodo di dissesto finanziario, per far fronte al quale fu inviato un alto funzionario imperiale.[16][27] L'economia della città, secondo le scarse fonti storiche disponibili, doveva fondarsi, oltre che sull'agricoltura e la pastorizia, anche sulla presenza documentata della corporazione degli asinai e dei mulattieri, il che ha fatto ipotizzare per Potentia la funzione di snodo carovaniero per l'antica Lucania[28], anche considerando la posizione geografica e strategica della città, che durante la dominazione romana fu collegata, con l'apertura di strade militari, a molti centri limitrofi quali Oppidum, Venusia, Anxia e Grumentum.[29]
Durante il periodo tardo-imperiale, precisamente tra il 280 d.C. ed il 300 d.C. , venne costruita, per volere degli imperatori Diocleziano e Massimiano Erculeo, la via Herculea, importante strada che collegava Potentia con Grumentum e Venusia.[16] Potenza costituisce nel periodo tardo-antico, anche grazie ai nuovi collegamenti stradali realizzati dall'impero[30], uno dei primi nuclei del nascente cristianesimo lucano: è infatti il potentino Erculenzio il primo vescovo lucano di cui si abbia notizia certa, nel 495, così come la chiesa ritenuta la più antica della regione, ovvero la Cattedrale di Potenza, la cui prima costruzione risale al periodo compreso tra il IV e il V secolo, analogamente alla chiesa di San Michele.[16][30][31]
Medioevo[modifica | modifica wikitesto]
La città seguì poi le vicissitudini dell'impero fino alla sua decadenza e la sua fortuna peggiorò fino al periodo delle invasioni barbariche, tanto che nei primi secoli dell'Alto Medioevo mancano attestazioni relative alla vita cittadina.[15] Tra il V ed il VI secolo l'abitato della città doveva già essere racchiuso da mura fortificate, per far fronte alla crisi dei centri urbani ed alle minacce di eventuali invasioni.[32] Conquistata da parte dei bizantini al termine della guerra greco-gotica, sempre nel VI secolo, a seguito dell'invasione dei Longobardi in Italia, entrò a far parte del Ducato di Benevento prima e del Principato di Salerno poi.[15] Durante la dominazione longobarda è attestata l'istituzione a Potenza di una contea e del primo conte di Potenza, Indulfo, nell'803[16]; all'epoca longobarda risale probabilmente anche la costruzione dell'attuale edificio della chiesa di San Michele Arcangelo.[33] Tra il 700 e il 1000 Potenza ebbe un'importante ruolo dal punto di vista religioso, rappresentando per la Chiesa romana l'ultimo baluardo meridionale, a causa della diffusione che aveva avuto la Chiesa di rito greco nel resto della regione e del Sud Italia dovuta alla dominazione bizantina.[31] Tra il IX ed il X secolo fu necessario ricostruire le fortificazioni cittadine, essendo Potenza coinvolta nelle guerre tra Longobardi e Bizantini per il possesso del Sud Italia, ma anche a causa del terremoto che nel 990 distrusse la città.[32] Nel X secolo venne riconquistata dai bizantini, entrando a far parte del thema di Lucania. Tra i secoli XI e XII iniziò e si concluse la conquista normanna dell'Italia meridionale, a seguito della quale tutto il Mezzogiorno venne riunito nel Regno di Sicilia[34]; in quel periodo le scorrerie dei saraceni minacciarono anche una zona come quella di Potenza, lontana dalle coste e arroccata sui contrafforti dell'Appennino all'interno: ne sarebbe testimonianza una località denominata fino all'inizio del XIX secolo Campo saraceno, che a detta degli storici locali conservava nel nome il ricordo delle incursioni arabe, sebbene la città non venne mai da essi conquistata.[35]
Il periodo normanno fu ricco per Potenza di importanti avvenimenti; la città ospitò infatti in due occasioni illustri protagonisti della politica internazionale del'epoca: nel 1137 al tempo di Ruggero II di Sicilia vennero accolti in città Papa Innocenzo II e l'imperatore Lotario II; nel 1149 re Ruggero II vi ricevette Luigi VII di Francia, liberato a opera della flotta normanna dalle mani dei saraceni mentre ritornava da una sfortunata spedizione in Terra Santa.[32] Sin dai primi anni del XII secolo la città era infatti sede di raccolta dei Crociati in partenza per il Medio Oriente.[16] Già in tale epoca Potenza rivestiva dunque particolare importanza come città vescovile, come evidente anche dal caso di Gerardo di Piacenza, vescovo di Potenza dal 1111 al 1119, che fu santificato nel 1120 ad un anno dalla morte ed in seguito nominato patrono della città.[16]
Con le nozze di Costanza d'Altavilla, ultima erede dei Normanni, con Enrico VI, figlio del Barbarossa, iniziò per il Regno di Sicilia il periodo della dinastia degli Svevi. Potenza restò fedele a tale dinastia anche dopo la presa del potere da parte di Carlo I d'Angiò a seguito della battaglia di Benevento del 1266. Per questo subito dopo l'avvento degli angioini, assieme alle altre città che avevano parteggiato per gli Svevi, fu soggetta alla punizione e all'ira del vincitore, che per mano del conte di Belcastro e di Ruggiero Sanseverino, conte di Marsico, fece radere al suolo le mura, mentre molti capi della fazione ghibellina, favorevole agli Svevi, vennero assassinati dai membri della fazione guelfa, filo-angioina, e dal popolino inferocito per il timore di ulteriori ripercussioni degli angioini sulla città, nel 1268.[36] Ai danni subite a causa del conflitto si aggiunsero quelli dovuti al devastante terremoto del 18 dicembre 1273.[16][37]
Durante il regno angioino, in particolare nella prima metà del XIV secolo, la città passò di mano più volte tra i vari feudatari del re[38] e fu in seguito coinvolta nelle guerre dinastiche che travagliarono questo periodo storico: re Ladislao, che contendeva il regno al cugino Ludovico d'Angiò, assediò la città, alla quale però usò clemenza il 10 aprile 1399 emanando il decreto reale in campo Felia prope Potentiam, rendendola per qualche tempo città regia, sollevandola dalla dipendenza feudale.[39] Per la città perdurò la discontinuità politica anche negli anni del passaggio dalla dinastia angioina a quella aragonese (1382 - 1443), periodo nel quale la famiglia nobiliare dei Sanseverino cercò di mantenere senza successo il possesso della città, dato che re Ladislao ne vendette il titolo comitale nel 1405 e lo stesso fece più volte, a partire dal 1423, la sorella Giovanna, che successe al fratello al trono degli Angiò nel 1414.[40] Tra i vari feudatari che ebbero la giurisdizione della città si annovera anche a partire dal 1427 Francesco Sforza, futuro duca di Milano, che ne cedette presto il possesso al cugino Michele Attendolo da Cotignola.[16]
Potenza trovò una nuova continuità amministrativa solo con l'avvento dei re aragonesi sul trono del Regno di Napoli, con la nomina a conte di Innico de Guevara nel 1444 da parte del nuovo re Alfonso, che tolse la città agli Sforza.[40] La dinastia dei Guevara governerà la città continuativamente per 160 anni, esprimendo sei conti di Potenza e dando vita ad un vasto programma di opere pubbliche militari, religiose e civili, oltre a stabilirvi la loro sede personale ed affettiva.[16]
Età moderna[modifica | modifica wikitesto]
Ad Innico de Guevara successero Antonio e quindi Giovanni, che quale terzo conte di Potenza partecipò dalla parte degli aragonesi alle guerre contro Carlo VIII e Luigi XII.
Nelle lotte di predominio che seguirono tra francesi e spagnoli per la divisione del regno Consalvo de Cordova e Luigi d'Armagnac, duca di Nemours, si sarebbero incontrati a Potenza[41] per negoziare un accordo che non fu però raggiunto, facendo quindi riprendere dopo breve tempo le ostilità fino alla battaglia di Cerignola del 1502.
Alfonso de Guevara, sesto conte di Potenza, uní sua figlia Beatrice ad Enrico di Loffredo, marchese di Sant'Agata e di Trevico, cosicché la città, che costituiva la dote nuziale, passò ai Loffredo che già vi erano stati signori in epoca normanna[senza fonte] prima dei Sanseverino. L'antico castello, di cui oggi non resta che una torre, fu intanto trasformato in monastero da Carlo Loffredo, figlio di Beatrice Guevara e di Enrico.
Anche Potenza nel Seicento fu teatro di moti di intolleranza popolare antispagnola, come narrato dallo storico coevo Giuseppe Rendina, che comunque vennero facilmente repressi e che portarono all'insorgenza di fenomeni di violenza nelle sue campagne, sempre più spopolate. Nel 1694 intanto un altro violento terremoto la distrusse quasi per intero e ben poco fu fatto dai Loffredo per la ricostruzione della città.[42]
Con i Borbone la città divenne sede di Ripartimento, soppiantando Tricarico.[43]
Nel 1799, epoca di tumulti sociali nei quali perse la vita anche il vescovo Andrea Serrao, Potenza si trovò divisa tra rivoluzione e controrivoluzione, finché nel 1806 il capoluogo regionale fu spostato da Matera a Potenza, per restarvi anche con il ritorno di Ferdinando I di Borbone nel 1815.[44]
Il terremoto del 1857 distrusse ancora una volta gran parte della città, aprì nuove tremende ferite e raffreddò notevolmente le attività e le trame dei patrioti e solo due anni dopo le cospirazioni antiborboniche iniziarono a riallacciarsi in modo concreto, tanto che l'anno successivo dopo lo sbarco di Garibaldi nel continente cominciava la dissoluzione delle truppe borboniche, comandate da ufficiali vecchi e incapaci e già si iniziava a intravedere in modo tangibile un processo di inevitabile disgregazione del Regno delle Due Sicilie: il 18 agosto 1860 la città si sollevava in armi e veniva proclamato un Governo Prodittatoriale[45] presieduto da Giacinto Albini.
Il brigantaggio postunitario, dilagato nel Sud subito dopo l'Unità d'Italia, alimentato da correnti filoborboniche nella speranza di una restaurazione e sostenuto dalle tradizionali ragioni di scompenso sociale, dalla miseria, dall'impoverimento e dall'incapacità dei nuovi governanti italiani a comprendere i veri problemi delle classi oppresse del Mezzogiorno, colpì molti centri dell'entroterra, ma tenne fuori ancora una volta la città di Potenza dagli avvenimenti più cruenti, anche se la maggior parte delle direttive operative e strategiche della repressione furono coordinate e attuate proprio nel capoluogo della provincia.
Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]
Gli anni successivi del Regno d'Italia fino alla prima guerra mondiale furono caratterizzati da lotte politiche condotte sempre in uno spirito di rispetto e correttezza anche se appassionate ed accese in duelli polemici legati alle personalità più rappresentative degli uomini che ne furono protagonisti.
Le vicende che nel primo dopoguerra tanto travagliarono non solo le città del Nord, ma anche molte città del Sud, anche di regioni limitrofe e che alla fine portarono all'avvento del fascismo al potere, videro la città di Potenza distinta per moderazione, mentre anche il secondo conflitto mondiale richiese alla città un tributo di molte vite umane e provocò lutti come all'inizio del settembre 1943, quando alcuni bombardamenti aerei, effettuati allo scopo di tagliare le comunicazioni stradali e ferroviarie che consentivano l'afflusso delle truppe tedesche alle zone dello sbarco alleato, costarono alla città molte vittime e portarono alla distruzione anche da parte dei contingenti in arrivo dall'area di Laurenzana, con i pochi obiettivi militari esistenti, di molte costruzioni civili, private e pubbliche, tra le quali l'ospedale San Carlo e la Cattedrale.[46]
Nel dopoguerra[47] con la ricostruzione delle devastazioni apportate dal conflitto e l'affermazione del boom economico iniziava anche per Potenza la espansione urbana e la crescita di nuovi poli di sviluppo civile e sociale, anche se questa crescita avviava la progressiva scomparsa di molte testimonianze del passato di questa città e uno sviluppo edilizio mai del tutto regolamentato, aggravati dal terremoto del 23 novembre 1980 di magnitudo 6.9 che provocò notevoli danni con un bilancio di 12 morti, 50 feriti e 4.000 sfollati. Gli anni successivi al terremoto furono in effetti caratterizzati da una lenta e difficile ricostruzione.
Simboli[modifica | modifica wikitesto]
Lo stemma della città di Potenza
La descrizione più completa dello stemma cittadino risale allo storico Giuseppe Gattini, operante ad inizio Novecento e autore di una pubblicazione sulle armi comunali lucane:
«Arma d'azzurro ad un leone coronato d'oro, sostenuto da una banda abbassata e cucita di rosso, e sormontato nel capo da tre stelle d'argento.[48]»
Secondo una tradizione non autentica inoltre il leone dello stemma della città di Potenza sarebbe gradiente su una scala,[49] il che deriva verosimilmente dall'uso dei maestri scalpellini di riprodurre convenzionalmente sul marmo il colore rosso incidendo dei solchi paralleli e verticali[50] (altri colori, come ad esempio l'azzurro, venivano resi tracciando striature oblique), cosa che ha fatto pensare in seguito che la banda rossa fosse appunto una scala. Il gonfalone invece è costituito da un drappo di colore giallo, caricato dello stemma con l'iscrizione centrata in oro della città di Potenza.
Il gonfalone della città di Potenza
La parte di metallo e i cordoni sono dorati, mentre l'asta verticale è ricoperta di velluto giallo con bullette dorate poste a spirale e nella freccia è rappresentato lo stemma della città e sul gambo inciso il nome. Il gonfalone si completa con cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'oro.
Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]
Potenza è una delle ventisette città decorate con medaglia d'oro come "benemerite del Risorgimento nazionale" con regio decreto dell'11 dicembre 1898 firmato da Umberto I di Savoia per le azioni compiute dalla città nel periodo del Risorgimento, in particolar modo durante la celebre insurrezione lucana.
Medaglia alle città "benemerite del Risorgimento nazionale"«In ricompensa del valore dimostrato dalla cittadinanza nel glorioso episodio del 18 agosto 1860»
Tale medaglia fu conferita come ricompensa per essere stata il 18 agosto 1860 la prima città meridionale a ribellarsi contro i Borbone.[51]
Il comune è stato anche insignito della medaglia d'oro al merito civile in occasione del sisma del 23 novembre 1980.
Medaglia d'oro al merito civile«In occasione di un disastroso terremoto, con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontava la difficile opera di ricostruzione del proprio tessuto abitativo, nonché della rinascita del proprio futuro sociale, economico e produttivo. Mirabile esempio di valore civico ed altissimo senso di abnegazione»
— 23 novembre 1980
Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]
Vista dall'alto del centro cittadino con il Duomo sulla destra e il Museo nazionale sulla sinistra (Palazzo Loffredo) di largo Pignatari
Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]
Architetture religiose intramurali[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: cattedrale di San Gerardo.
Cattedrale di San Gerardo
Situata nell'omonima piazza e nel cuore del centro storico, è originaria del XIII secolo, dapprima dedicata alla Vergine Assunta e poi a Gerardo della Porta che divenne patrono della cittàː la chiesa infatti conserva le spoglie del santo patrono, un'urna in argento e cristallo con le reliquie del santo, oltre alla statua del santo in legno del XV secolo. La cattedrale dovrebbe inoltre sorgere sul sito di una costruzione sacra precedente, visto che durante gli scavi archeologici condotti negli anni sessanta del Novecento sono stati scoperti dei resti sotterranei di frammenti musivi di pavimento policromo risalenti al IV o V secolo a.C. Ricostruito da un allievo del Vanvitelli alla fine del XVIII secolo per volere del vescovo Andrea Serrao, il duomo cambiò radicalmente e passò da basilica romanica a edificio di chiaro gusto neoclassico.
Elementi di rilievo sono la facciata in pietra del Duecento (fatta riedificare tra il 1197 e il 1220 dal vescovo Bartolomeo), l'altare maggiore in marmo con intarsi policromi del Settecento e un crocifisso in legno quattrocentesco, oltre a una cappella in marmo dedicata al Santo Padre edificata nel XVII secolo.
Lo stesso argomento in dettaglio: chiesa di San Francesco e convento.
Chiesa di San Francesco
Accanto al Palazzo della Prefettura è situata la chiesa di San Francesco (eretta nel 1274), con portale a imposte lignee trecentesche intagliate, e campanile del Quattrocento. Nell'interno vi è il sepolcro di gusto rinascimentale del nobile Paride De Grassis, oltre a resti di un affresco con una Madonna di stile bizantineggiante del Duecento e La Pietà del Pietrafesa.
Lo stesso argomento in dettaglio: chiesa di San Michele Arcangelo (Potenza).
Proseguendo in via Pretoria verso ovest si incontra la chiesa romanica di San Michele (XI-XII secolo), con tozzo campanile e una struttura a tre navate, al cui è conservato il dipinto dell'Annunciazione realizzato dal Pietrafesa e tra l'altro un affresco con Madonna e bambino in trono tra i santi vescovi risalente al Cinquecento e un crocifisso ligneo del 1600.
Lo stesso argomento in dettaglio: cappella del beato Bonaventura.
Cappella del beato Bonaventura
La cappella del beato Bonaventura, frate francescano beatificato nel 1775, era in origine la casa natale del beatoː essa presenta un portale di notevole rilievo artistico in pietra calcarea, al cui centro troviamo due teste di cherubini sovrastate da uno stemma francescano. Al suo interno un unico locale diviso in due piccoli ambienti si trovano vari ritratti, fra i quali uno di Michele Busciolano del 1907 che rappresenta l'estasi del beato.
Il Monastero di San Luca che ospita la caserma dei carabinieri è sito alla fine di via Pretoria in direzione della torre Guevara. In principio affidato alle suore cisternine dell'ordine delle benedettine, era l'unico monastero di donne in città e successivamente passò alle suore clarisse.
A metà tra il Duomo e la piazza della Prefettura è la Chiesa della Santissima Trinità (attestata dal 1178)ː essa fu danneggiata dal terremoto del 1857 e venne riedificata con una planimetria diversa da quella originaria, con un'unica navata con varie cappelle, un'abside semicircolare e un soffitto cassettonato.
In Piazza del Sedile il tempietto di San Gerardo, chiamato dai potentini San Gerardo di Marmo, è un'edicola votiva che ospita al suo interno la statua di San Gerardo, santo patrono della città. Situato all'estremità sud di piazza Giacomo Matteotti, stando all'epigrafe sulla lastra al lato destro del Santo, sarebbe stato ultimato nel 1865 dallo scultore potentino Antonio Busciolano (1823-1871). L'edicola ripropone la facciata di un edificio a cupola, con pianta semicircolare, chiusa sul retro. Sul basamento formato a gradoni poggiano cinque colonne con il fusto scanalato, decorato con il capitello a foglie. Le colonne sorreggono degli architravi decorati da angioletti e rose. Il retro è costituito da una parete continua, divisa in tre parti: il settore centrale è costituito da una vetrata policroma a raggi, sulla quale poggiano due colonne scanalate che inquadrano la statua del santo, lateralmente invece sono poste due iscrizioni, quella a destra ricorda l'edificazione dell'edicola e la dedica di esso mentre quella a sinistra ricorda due momenti importanti della città, ossia l'attacco dei briganti nel 1809 e l'insurrezione del 18 agosto 1860.[52]
Lo stesso argomento in dettaglio: chiesa Santissima Annunziata di Loreto.
La chiesa dedicata alla Madonna di Loreto presenta dimensioni ridotte e una struttura rimasta invariata nei secoli, ma caratterizzata dai molti restauri a causa dei molti terremoti. La chiesa ha un dipinto del pittore potentino Buonadonna del 1824 che ritrae l'Annunciazione.
Lo stesso argomento in dettaglio: chiesa di Santa Lucia (Potenza).
Chiesa di Santa Lucia
La piccola chiesa di Santa Lucia al limitare nord dell'antico abitato venne costruita precedentemente al 1200. È formata da un'unica navata e custodisce una statua seicentesca di Santa Lucia, alcuni quadri del XVI e XVII secolo e un'acquasantiera del Quattrocento proveniente dalla chiesa di Santa Maria.
Architetture religiose extramurali[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: chiesa e convento di Santa Maria del Sepolcro.
Chiesa di Santa Maria del Sepolcro
Nel rione Santa Maria subito sotto la collina su cui ha sede il centro storico è presente la chiesa di Santa Maria del Sepolcro, costruita tra XIII e XVII secolo a opera dei Cavalieri dell'Ordine dei Templari su iniziativa del conte di Santasofia al ritorno della terza crociata nel 1191. Molte affinità in effetti si evidenziano con la chiesa Madre di Ripacandida che porta lo stesso titolo.
Il casale del Santo Sepolcro venne costruito in questa posizione a nord della città, proprio all'incrocio della vie Herculia e Appia, che erano percorse dai pellegrini diretti in Terrasanta. Essa custodisce pregevoli tele e sulla parete destra è presente il monumentale altare barocco della reliquia del Preziosissimo Sangue di Cristo.
Lo stesso argomento in dettaglio: chiesa di San Rocco (Potenza).
Chiesa di San Rocco
Più a sud nei pressi dell'antico cimitero ha sede la chiesa di San Rocco dove sono conservate pregevoli statue in legno raffiguranti San Vito e San Rocco, intagliate a metà Ottocento da Michele Busciolano.
Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Porte di Potenza.
Gran parte delle architetture civili di interesse storico sono nel centro della città, al quale si accedeva tramite sei porte. Quelle visibili sono soltanto tre, ossia Porta San Giovanni in via Caserma Lucana, Porta San Luca in via Manhes e Porta San Gerardo in largo Duomo. Le altre Porte furono abbattute durante i lunghi lavori a partire dal 1806 per la modernizzazione del nucleo urbano della città ed erano Porta Salza, Porta Mendola e Porta Trinità.
Lo stesso argomento in dettaglio: centro storico di Potenza.
Il centro cittadino è situato su un lungo e stretto pianoro e gravita intorno a piazza Matteotti, sulla quale si affaccia il palazzo del comune. L'intero pianoro è attraversato dalla via Pretoria, il cui nome e origine rimanderebbero secondo lo storico potentino Emmanuele Viggiano al tempo di Silla e delle guerre civili contro Mario, quando egli vinse quest'ultimo e ridusse a colonie militari romane sei delle città Lucane, tra cui Potenza. In ognuna di queste città Silla avrebbe stabilito il Pretorio e l'accampamento dei Pretoriani. Dunque doveva esistere un collegamento viario fra l'accampamento romano e il loro Comando, che secondo la tradizione romana venne chiamato via Pretoria.[53]
Questa via, che fingeva di fatto da decumano maggiore, si estende per tutto il centro storico a partire dal Largo di Portasalza fino alla Torre Guevara: essa si allarga nella centrale piazza Mario Pagano, detta dai potentini Piazza Prefettura poiché ospita l'ottocentesco palazzo della prefettura, sede del Prefetto e degli uffici provinciali.
Piazza Mario Pagano
I lavori per la realizzazione della Piazza iniziarono però solo nel 1839 per volontà dell'intendente Winspeare, con l'abbattimento delle casette con sottani abitate da contadini e artigiani, ma furono completati solo tra il 1842 e il 1847 a opera dell'intendente Francesco Benzo, duca della Verdura.[senza fonte] In origine chiamata piazza del mercato (vi si svolgeva il mercato della domenica), fu detta ufficialmente piazza dell'Intendenza (poiché vi si affacciava il palazzo del governo, sede dell'intendente) e piazza prefettura (dopo l'Unitá e la sostituzione dell'intendente con il prefetto). Intorno al 1870 fu intitolata a Mario Pagano ed è rimasta invariata fino alla ristrutturazione nel 2012 da parte dell'architetto Gae Aulenti.
Nella stessa piazza è presente il Teatro Stabile, costruito nel 1856 e inaugurato nel 1865[senza fonte] a causa di un'interruzione dei lavori dovuta a terremoti, frequenti nella zona. Piazza Giacomo Matteotti, l'antica piazza Sedile (mutata nel secolo scorso in piazza del Fascio e dopo il 1944 in piazza Giacomo Matteotti), conteneva il seggio dell'università dove si riuniva il popolo in occasione delle assemblee, probabilmente risalente nel suo impianto originario all'epoca Angioina. Sulla piazza si affacciavano botteghe e taverne e per decreto regio del 1810[senza fonte] vi si svolgeva il mercato alimentare. Sul lato meridionale dove sorgono il muraglione e il tempietto di San Gerardo c'erano la cappella di San Domenico, con la vicina torre, i locali della cosiddetta neviera (dove si raccoglieva la neve), la Porta e il vicolo della Beccheria (dove avveniva la macellazione degli animali e la vendita delle carni). In occasione della festa del patrono della città, San Gerardo, nella piazza veniva innalzata la cassa armonica per le esibizioni della banda musicale.
Per quanto concerne le case palazziate spicca innanzitutto in Piazza del Sedile il Palazzo di città, sede dell'amministrazione comunale, la cui costruzione risalirebbe all'epoca angioina. Come quasi tutti gli edifici storici e le chiese di Potenza anch'esso è stato più volte restaurato e ricostruito in seguito ai molti terremoti che hanno colpito la Basilicata. Successivamente venne adibito a casa comunale. L'elemento artistico di rilievo è una facciata del 1882,[senza fonte] con un arco a tutto sesto situato tra due grandi finestre e una grande balconata.
A destra del Palazzo del Seggio c'è Palazzo Loffredo, situato nella piazza Pignatari nei pressi del duomo e sede del Museo archeologico nazionale della Basilicata dedicato a Dinu Adameșteanu e al quale si contrappone Palazzo Pignatari, ex palazzo Ciccotti, con un antico portale visibile dalla piazza.
Lungo la via Pretoria verso sud c'è Palazzo Bonifacio, che racchiude al suo interno un piccolo chiostro; e Palazzo Castellucci, uno dei pochi palazzi importanti del centro storico proprietà di una antica famiglia della città (un Castellucci è stato sindaco di Potenza), che si affacciava sull'omonimo larghetto, punto di passaggio obbligato per le persone che si recavano al vicino mercatino di Porta di San Giovanni e abbattuto negli anni sessanta.
Lo stesso argomento in dettaglio: Torre Guevara.
In piazza Beato Bonaventura sull'estremità est del centro storico della città si possono ammirare i resti del castello. Costruito probabilmente dai Longobardi intorno all'anno 1000, esso costituì la vera piazza delle varie dominazioni di Potenza. Gli ultimi proprietari, ovvero Carlo Loffredo e Beatrice Guevara, donarono ai frati cappuccini l'intero edificio ad eccezione della Torre.[senza fonte] In seguito il castello fu adibito a lazzaretto, dedicando una cappella a San Carlo: divenne così la sede dell'ospedale San Carlo per alcuni anni, almeno fino al 1935, quando l'ospedale si trasferì in una struttura più moderna, nel rione Santa Maria. Nella metà del XX secolo un decreto ne dispose l'abbattimento permettendo di salvare la torre, cilindrica, dominante la valle del Basento.
Ponti[modifica | modifica wikitesto]
Il viadotto dell'industria o ponte Musmeci, realizzato dall'ingegnere Sergio Musmeci, mette in comunicazione la città con la tangenziale in direzione Salerno o Taranto. Concepito come vera e propria opera d'arte, fu progettato a partire dal 1967 e completato nel 1975.[54] Il ponte, un'unica volta di trenta centimetri di spessore e quattro campate di circa settanta metri di luce ciascuna, è secondo gli esperti la massima espressione di quella filosofia della progettazione dove la forma è il frutto di un processo di ottimizzazione del regime statico. La plasticità della forma fa della struttura un oggetto scultoreo a scala urbana.
Sempre sul Basento c'è il ponte di San Vito, la cui data di costruzione sarebbe da porre comunque in epoca romana avanzata come evidente dai piloni, l'unico resto della struttura originaria, mentre tutta la parte superiore porta i segni di vari interventi di restauro avvenuti in età medioevale e nelle successive. Il ponte è a tre luci a pianta rettilinea e poggia su due piloni centrali fondati nell'alveo del fiume e che legati tra loro con grappe di ferro sono costituiti da grandi blocchi di notevole spessore che sopportano la spinta delle acque con speroni triangolari a monte e semicilindrici a valle. Anticamente chiamato Sant'Aronzio, il ponte San Vito era parte integrante dell'antico percorso della via Herculia, che attraversando la Lucania toccava anche la città di Potenza. La denominazione del ponte stando alla tradizione si ricollega al ricordo del martirio di Sant'Aronzio, che giunto dall'Africa con i fratelli Onorato, Fortunaziano e Sabiniano, non volendo abiurare la propria fede cristiana, subì con essi tra il 238 e il 288 d.C. l'estremo supplizio presso il fiume Basento.
Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]
Oltre a numerose epigrafi romane presenti in edifici medievali e moderni e al ponte San Vito, negli anni dieci del XXI secolo è stato rinvenuto nella zona Gallitello un complesso abitativo, ubicato presso la confluenza del torrente omonimo con il fiume Basento e che risulta essere il più importante sito mai scoperto nell'ambito urbano di Potenza. Allo stato delle indagini questo insediamento sembrerebbe svilupparsi in almeno sei ambienti rettangolari, di cui si conservano parzialmente i muri perimetrali, occupando un'area di circa trecento metri quadratiː si tratterebbe di un'antica fattoria funzionale allo sfruttamento agricolo dell'area. L'esame dei manufatti ceramici e degli altri reperti rinvenuti fa ipotizzare una datazione tra la fine del IV e i primi decenni del III secolo a.C., quindi da mettere in relazione con il sistema insediativo dei lucani in un momento precedente la romanizzazione del territorio. Il complesso è ancora in corso di scavo, sotto la direzione scientifica della soprintendenza per i beni archeologici della Basilicata[55].
La villa romana di Malvaccaro è un ulteriore sito archeologico di rilevante interesse, situato in una traversa della moderna via Parigi nel quartiere di Poggio Tre Galliː rinvenuta a metà degli anni ottanta del XX secolo, conserva cinque ambienti con mosaici, gravitanti intorno a un'aula absidata, databile a età post-costantiniana, con arte musiva di almeno III secolo d.C. Della villa si sono trovati i muri perimetrali a nord-ovest e a nord-est e altre strutture verso sud.[56]
Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]
La città almeno fino all'inizio del XXI secolo si caratterizzava per la massiccia presenza del verde nel tessuto urbano, partendo dalla storica villa comunale di Santa Maria, la cui origine è da far risalire a un decreto del governo francese del 1810, secondo il quale ogni provincia doveva avere un orto botanico sperimentale.
Sulla collina prospiciente il pianoro del centro sorge un altro parco di rilevante interesse storico, il parco di Montereale, al centro del quale si innalza un monumento ai caduti e la cui costruzione avvenne nei primi anni del Novecento.
A metà del centro c'è la villa del Prefetto, annessa al palazzo della prefettura. Inizialmente appartenente al monastero dei padri conventuali di San Francesco nel Settecento e utilizzata per scopi puramente agricoli, la villa vera e propria venne edificata solo nell'Ottocento.
Società[modifica | modifica wikitesto]
Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]
Abitanti censiti[57][58]
Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]
Al 31 dicembre 2014 risiedevano a Potenza 1.030 cittadini stranieri.[59] Le comunità più numerose sono comunque quella della Romania con 405 residenti, del Marocco con 9 e dell'Ucraina con 75 persone.
Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: dialetto potentino.
Insieme ai dialetti di alcuni comuni limitrofi (Tito, Vaglio Basilicata, Pignola e Picerno) quello potentino appartiene ai cosiddetti dialetti gallo-italici di Basilicata.
Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: ospedale San Carlo.
L'azienda ospedaliera ospedale San Carlo di Potenza è uno degli impianti ospedalieri più importanti e più grandi d'Italia ed è situato nel quartiere di Macchia Romana, mentre la clinica Luccioni situata in corso Mazzini è una struttura privata dotata di sessanta posti letto che garantisce la diagnosi e la cura di patologie acute pertinenti alla chirurgia generale e ortopedia traumatologica.
Altrettanto storico è l'istituto ospedaliero centro di riabilitazione Opera Don Uva, fondato a Potenza nel 1954 e che si trova nei pressi dell'ospedale San Carlo in via Ettore Ciccotti.
Infine c'è il polo sanitario Madre Teresa di Calcutta (Azienda Sanitaria Locale N°2 di Potenza), situato in via del Gallitello, che offre servizi di poliambulatorio.
Cultura[modifica | modifica wikitesto]
Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]
Come ogni capoluogo di regione la città ospita una Biblioteca nazionale ed una Biblioteca provinciale, oltre alla Biblioteca della Deputazione di Storia Patria per la Lucania e a una Biblioteca per l'infanzia comunale.
Scuole e università[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Università degli Studi della Basilicata.
Nella città di Potenza sono presenti la maggior parte degli istituti scolastici superiori, tra cui il liceo classico Quinto Orazio Flacco e il liceo scientifico Galileo Galilei.
Potenza è la sede legale dell'Università degli Studi di Basilicata, oltre a ospitare anche una sede distaccata dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.
A Potenza sono operativi due poli dell'Università della Basilicata: il più antico è situato in via Nazario Sauro e ospita la facoltà di lettere e filosofia e il centro linguistico di Ateneo, mentre il secondo, più moderno, situato in viale dell'Ateneo Lucano nei pressi dell'ospedale San Carlo, è strutturato come cittadella universitaria ed ospita le facoltà di agraria, economia, farmacia, ingegneria e scienze matematiche, fisiche e naturali.
Cittadella universitaria di Macchia Romana
La sede distaccata dell'Università Cattolica del Sacro Cuore eroga, a partire dal 1996, presso l'ospedale San Carlo di Potenza alcuni corsi di laurea per l'esercizio di professioni in ambito sanitario afferenti alla facoltà di medicina e chirurgia, in convenzione con la sede di Milano e con le facoltà di medicina e chirurgia di Roma e Campobasso, in attuazione del protocollo di intesa sottoscritto con la regione Basilicata. La sede lucana mantiene totale autonomia per quanto concerne aspetti organizzativi e logistici, gli orari dei corsi e le prenotazioni degli esami di verifica.
In passato la città ha ospitato anche una sede distaccata della facoltà di scienze motorie dell'Università degli Studi di Napoli "Parthenope". La sede, che erogava il corso di laurea in scienze motorie, era situata nel rione Francioso in Via Enrico Toti e nacque nel 1980, quando l'ISEF di Napoli stipulò una convenzione con l'amministrazione comunale potentina. Fu in seguito soppressa nel 2011 per effetto della riforma Gelmini.[60]
Musei[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Museo archeologico nazionale della Basilicata.
Il Museo archeologico nazionale della Basilicata è l'istituzione museale principale, dedicato a Dinu Adameșteanu, comprendente anche una galleria civica, nel palazzo Loffredo. Il Museo archeologico provinciale e la pinacoteca provinciale sono ubicati in via Lazio, nel rione Santa Maria. Altro sito museale di rilevante interesse è il Museo diocesano, che racchiude reperti storici e artistici di proprietà della diocesi potentina, situato in via Vescovado.
Di più recente istituzione è invece il Museo d'arte figurativa contemporanea[61], ubicato in via della Chimica.
Media[modifica | modifica wikitesto]
Potenza è sede di redazioni giornalistiche locali e areali, quali oltre all'ANSA e alla RAI anche la redazione di Basilicata della Gazzetta del Mezzogiorno e i quotidiani lucani Quotidiano della Basilicata e La Nuova del Sud. In città comunque operano anche giornali minori, quali i settimanali Controsenso,[62] Il Balcone del Conte e Il Lucano Magazine.
Hanno altresì sede in città anche redazioni televisive e radiofoniche quali Telenorba, RadioPotenzaCentrale, Radio Eva, Radio Idea, RadioTour Basilicata e la radio in rete RadioStudioWeb.
Eventi[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Sfilata dei turchi.
Il mese di maggio a Potenza è tradizionalmente dedicato all'organizzazione, da parte dell'amministrazione comunale e delle associazioni culturali cittadine, di manifestazioni ed eventi a tema culturale, enogastronomico e ludico che culminano il 29 maggio con la storica parata dei turchi, sfilata in costume in cui si rappresenta il leggendario intervento di San Gerardo per salvare la città dall'invasione dei Turchi, evento privo di veridicità storica ma che fa parte del folclore locale. Nella parata generalmente sfilano figuranti che rappresentano il popolo della città nei vari periodi storici, indossando i vestiti e i costumi tradizionali di quelle epoche; pur non esistendo una regola precisa, generalmente vengono scelti come periodi da rappresentare il XII, XVI e XIX secolo.[63] Il 30 maggio, nel giorno in cui si venera il santo patrono, i festeggiamenti si concludono con una processione religiosa che percorre le strade del centro storico.
Nei mesi di giugno e luglio si tiene il Woody Groove Festival, un festival musicale che raccoglie i migliori gruppi musicali del panorama della musica indipendente del Sud Italia, mentre agli inizi di settembre si tiene presso la località San Luca Branca, ad est di Potenza, la competizione di fuochi pirotecnici chiamata Fuochi sul Basento, alla quale partecipano concorrenti provenienti da gran parte d'Italia.
Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]
Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]
Potenza vista da ovest
Potenza è trafficata giornalmente da più di 100.000 utenti ed è anche tra le città italiane ad avere un'alta percentuale di automobili circolanti per abitante, motivi che rendono giornalmente difficoltosa la percorrenza delle strade cittadine. La maggioranza di strade è a senso unico, imponendo così un circolo obbligato al flusso di vetture.
L'area metropolitana di Potenza comprende i comuni di Pignola, Tito, Picerno, Vaglio, Avigliano, Ruoti, Brindisi di Montagna e Pietragalla (comuni contigui); e i comuni di Abriola, Albano, Anzi, Baragiano, Bella, Campomaggiore, Cancellara, Castelmezzano, Filiano, Laurenzana, Oppido, Pietrapertosa, San Chirico Nuovo, Satriano, Savoia, Tolve, Tricarico, Trivigno e Vietri.[64] In questo elenco Tricarico risulta l'unico comune della provincia di Matera facente parte dell'area, mentre il comune più vicino alla città è quello di Pignola, ormai contiguo, i cui centri cittadini distano 6 km. A oggi si verifica uno spopolamento della città di Potenza, in quanto gran parte delle famiglie si sposta proprio nella zona residenziale del lago Pantano, distante 3 km dal nucleo urbano, immersa nel verde e ricadente nell'agro pignolese.
Le nuove maggiori zone di espansione della città sono comunque state individuate nell'area che costeggia il torrente Gallitello, Poggio Tre Galli, Macchia Romana e Macchia Giocoli, dove negli anni sono sorti i quartieri più moderni e più importanti della città. L'area del Gallitello in effetti ha visto negli ultimi decenni una selvaggia espansione urbanistica (dovuta per lo più all'insediamento di attività commerciali provenienti principalmente dal centro cittadino) che l'ha così resa una zona altamente trafficata, sebbene ancora priva di una completa urbanizzazione. Nel 2007 in tal senso sono stati avviati i lavori di costruzione del nodo complesso del Gallitello un sistema viario pensato per agevolare il flusso in entrata e in uscita dallo svincolo di Potenza ovest, scavalcando la tratta ferroviaria Napoli-Taranto ed eliminando l'annoso problema del passaggio a livello. L'infrastruttura è stata consegnata ai cittadini nel 2016, con circa quattro anni di ritardo sulla prevista consegna del 2012.
A partire dal 2008 nuove costruzioni stanno ancora interessando anche la zona a sud del parco del Rossellino, scelta come area di espansione per nuovi poli commerciali e direzionali e nuove attività industriali, mentre dal 2013 in poi nuovi insediamenti abitativi hanno visto la luce nell'area nord ovest della città (Macchia Giocoli).[52]
Suddivisioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]
La città di Potenza è raggruppata in dodici comitati, aventi un presidente di quartiere eletto direttamente dalla popolazione del quartiere, secondo la delibera di consiglio numero 3 del 29 gennaio 2009 e la legge 142/90 articolo 6 – Statuto Titolo III sul Regolamento alla partecipazione popolare.
ComitatoSiti d'interesseI CentroCentro, piazza Mario Pagano, via Pretoria, Teatro Stabile, Duomo, chiese: San Francesco, Santa Lucia, San Michele e Trinità, casa e cappella del beato Bonaventura, Porte, Museo nazionale, Palazzo LoffredoII MurateMurate, Montereale, parco di Montereale, piscina comunaleIII LucaniaLucania, parco di via Racioppi e via Nitti, parco Tre Fontane, cimitero monumentaleIV CerretaCerreta, Dragonara, seminario nuovo, Teatro nuovo del SeminarioV MalvaccaroMalvaccaro, Macchia Giocoli, centro sociale, chiesa del beato Bonaventura, campo sportivo Macchia Giocoli, cimitero Giovanni Paolo IIVI CocuzzoCocuzzo, Gallitello, polo commerciale di via del Gallitello, poliambulatorio Madre Teresa, Biblioteca nazionaleVII Poggio Tre GalliPoggio Tre Galli, centro direzionale regionale, distretto scolastico, parco Europa UnitaVIII Macchia RomanaMacchia Romana, distretto ospedaliero, ospedale San Carlo, istituto psichiatrico Don Uva, parco di Sant'Antonio la Macchia, chiesa di Sant'Antonio la MacchiaIX BetlemmeBetlemme, penitenziario maschile, tribunale per i minori, carcere minorile, Biblioteca provincialeX RossellinoRossellino, parco di Rossellino, palazzetto dello sport, bosco di Rossellino, polo commerciale di via della TecnicaXI BotteBotte, Piani del MattinoXII LavangoneLavangone, distretto sportivo, Palabasento
Economia[modifica | modifica wikitesto]
Potenza è un mercato per i prodotti del circostante territorio agricolo, con industrie alimentari (mulini, frantoi, produzione di formaggi e di vini), calzaturiere e del legname. Negli anni precedenti aveva anche avuto uno sviluppo industriale, ma recentemente le industrie vanno spostandosi dalla città alla vicina zona industriale di Tito.
Grande importanza per la città ha il settore terziario: si vanno infatti sviluppando numerose zone adibite al commercio, delle quali la più importante è via del Gallitello.
Nel settore dell'artigianato erano poi storicamente rinomate le lavorazioni del rame e del ferro.[65]
Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]
Rete tangenziale della città di Potenza
La città di Potenza è un importante centro di riferimento per l'intera comunità regionale. Ciononostante la città non è dotata di un aeroporto, ma è toccata a partire dall'11 dicembre 2016 dal treno freccia rossa tramite la linea Milano-Taranto, passando per Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Salerno, su una linea però a bassa velocità.
Strade[modifica | modifica wikitesto]
L'area urbana di Potenza è servita da due arterie che fungono da tangenziale alla città, la prima delle quali negli ultimi chilometri del raccordo Potenza-Sicignano, la seconda nella strada denominata Tangenziale Nord, che collega la zona ospedaliera di Macchia Romana alla zona di Tiera, con innesto sulla SS 658 Potenza-Melfi. In progetto restano due arterie: il tratto tangenziale nord-Dragonara e il tratto Dragonara-tangenziale sud in modo da creare un vero anello viario, per consentire agli automobilisti di non attraversare la città per spostarsi da sud a nord della Provincia. I tratti già esistenti comunque presentano nove uscite:
  • Uscita 1 – Potenza Ovest
  • Uscita 2 – Laurenzana-Potenza Sud ► SS92 dell'Appennino Meridionale
  • Uscita 3 – Potenza Centro
  • Uscita 4 – Bucaletto
  • Uscita 5 – Potenza Est
  • Uscita 6 – Melfi ► SS658 Foggia SS407 Metaponto
  • Uscita 7 – Potenza Nord
  • Uscita 8 – Cugno delle Brecce
  • Uscita 9 – Piani del Mattino
Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]
Potenza è servita dalle linee regionali Salerno-Taranto, Foggia-Potenza e dal collegamento Frecciarossa Milano-Taranto gestite da RFI, e dalla Altamura-Potenza delle ferrovie Appulo Lucane, percorsa anche da treni per Bari.
Le stazioni FS sono la storica Potenza Centrale in piazzale Guglielmo Marconi, cui si affiancano le fermate di Potenza Università in via La Marmora, la Potenza Superiore in viale Sicilia e la Potenza Macchia Romana in viale dell'Ateneo Lucano.
Stazioni FAL sono la Potenza Stazione Centrale in piazzale Marconi, le fermate urbane di Potenza San Rocco nel borgo San Rocco), Potenza Città in piazza Francesco Crispi) e Potenza Santa Maria in piazza Istria/via Angilla Vecchia.
Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: servizio ferroviario metropolitano di Potenza.
Vista la collocazione della città in territorio pressoché montuoso si è sin da subito ritenuto necessario fornire ai cittadini un servizio che permettesse loro di poter raggiungere il centro, con autobus urbani che facevano capolinea in piazza Matteotti.
Successivamente dagli anni novanta in poi furono costruiti diversi impianti di scale mobili che collegano i quartieri a valle con il centro storico e nel 2007 si decise di utilizzare la tratta urbana a scartamento ridotto (dalla stazione Inferiore alla stazione di Macchia Romana) di proprietà delle ferrovie Appulo Lucane come servizio ferroviario urbano, denominato metropolitano dal comune stesso. Nel 2015 la società gestore del servizio avviava in tale direzione lavori di ammodernamento della linea, eliminando i passaggi a livello presenti in città (via Angilla Vecchia, via Campania, via Roma) e cercando di prolungare la linea fino al nuovo capolinea di Gallitello.[52]
Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: sindaci di Potenza.
Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]
  • Denver (dal 1983)
  • Focșani
  • Osuna
  • Amatrice
Sport[modifica | modifica wikitesto]
Calcio[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Potenza Calcio.
La principale squadra di calcio della città è il Potenza Calcio, che fu fondato nel 1919 con il nome di Sport Club Lucano. Il club fu attivo nei primi anni di vita anche nell'atletica leggera, mentre nella stagione 1933-1934 prese parte al primo torneo calcistico ufficiale. Ebbe il suo momento migliore negli anni sessanta, quando disputò cinque stagioni consecutive nel campionato di Serie B.
Nonostante la società abbia avuto una storia turbolenta a partire dal primo fallimento nel 1986, dopo il quale è stata rifondata più volte a seguito di fallimento o scioglimento, rimane la squadra di calcio lucana che vanta la migliore tradizione sportiva secondo i criteri della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Attualmente milita nel campionato di Serie C.
Ciclismo[modifica | modifica wikitesto]
Potenza è stata più volte arrivo di tappa del Giro d'Italia:
  • 1961: Vito Taccone
  • 1963: Vittorio Adorni
  • 1965: Vittorio Adorni
  • 1967: Willy Planckaert
  • 1969: Michele Dancelli
  • 1971: Enrico Paolini
  • 1975: Roger De Vlaeminck
  • 1979: Claudio Bortolotto
  • 1981: Palmiro Masciarelli
  • 1986: Roberto Visentini
  • 1989: (25 maggio): 5ª tappa, vinta da Stefano Giuliani
  • 2001: (22 maggio): 3ª tappa, vinta da Danilo Hondo
Altri sport[modifica | modifica wikitesto]
Per quanto concerne la pallacanestro la squadra maschile Potenza 84 milita nel campionato di A dilettanti, mentre la formazione di femminile Basilia Codra Mediterranea partecipa al campionato di B d'eccellenza.
Ha inoltre sede a Potenza una squadra femminile di pallavolo, il Centro KOS Polizia Municipale Volley in serie B2 girone I, mentre per la pallavolo maschile la città è rappresentata dalla Virtus Potenza che disputa il campionato di B girone H.
L'Accademia Scacchi Potenza ha militato nel massimo campionato scacchistico nazionale, giungendo per tre volte fra le prime quattro. La Società Schermistica Lucana di Potenza può vantare un'esperienza di oltre trent'anni nelle discipline del fioretto e della spada, seguita da successi nazionali e internazionali.
Tra i nuovi sport la A.S.D CyberLions Softair Potenza disputa attività agonistica a livello interregionale, mentre è già presente nel territorio comunale l'A.S.D. Ghost Soldiers Potenza che si occupa della pratica e della diffusione del softair.
Per quanto riguarda il calcio a 5 ci sono due squadre che militano in serie c ma con passati in b e in a2: lo Shaolin Soccer e il San Herardo Pz.
Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]
Lo stadio cittadino è situato in viale Marconi ed è intitolato ad Alfredo Viviani, fondatore del primo sodalizio calcistico lucano.
Le strutture sportive cittadine comprendono anche il Palazzetto Antonello Pergola ex Palarossellino, sito nel parco Rossellino, il complesso sportivo via Roma, sito in via Roma (rione Risorgimento), la palestra Caizzo, la palestra CONI situata nel parco di Montereale e il PalaBasento in contrada Lavangone.
Note[modifica | modifica wikitesto]
  1. ^ Dati di riferimento alla superficie
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 marzo 2018.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia(PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ Luciano Canepari, Potenza, in Il DiPI – Dizionario di pronuncia italiana, Zanichelli, 2009, ISBN 978-88-08-10511-0.
  5. ^ Comuni lucani per popolazione
  6. ^ Potenza, le scale, su basilicataturistica.it.
  7. ^ Potenza, città delle cento scale | Viaggi del Gusto - VdG Magazine, su Viaggi del Gusto - VdG Magazine. URL consultato l'11 agosto 2018.
  8. ^ Potenza, su italia.it.
  9. ^ Potenza Capoluogo è la città con le scale mobili più lunghe d'Europa, in www.lecronachelucane.it, 4 giugno 2017.
  10. ^ A Potenza scale mobili da record. URL consultato il 15 settembre 2018.
  11. ^ (IT) Liantonio1840 per Niclatouring, Potenza è la città con le scale mobili più lunghe d’Europa | NICLATOURING, su www.niclatouring.org. URL consultato il 15 settembre 2018.
  12. ^ Potenza capoluogo (1806 - 2006). Edizione speciale per il Bicentenario di Potenza capoluogo. Vol. I-II., Potenza, Edizioni Spartaco, 2008.
  13. ^ Protezione Civile - Rischio Sismico. http://www.comune.potenza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=586:sismico&catid=179:rischi&Itemid=351
  14. ^ Comuni lucani per superficie
  15. ^ a b c Raffaele Riviello, Costumanze vita e pregiudizi del popolo potentino (PDF), Potenza, tip. Garramone e Marchesiello, 1893, Appendice. Sunto storico della città di Potenza dai più remoti tempi ai giorni nostri..
  16. ^ a b c d e f g h i j k l m n o (IT) POTENZA-MATERA, CONFRONTO SULLA STORIA, in Potentia Review, 16 settembre 2018. URL consultato il 19 settembre 2018.
  17. ^ Plinio il Vecchio, Historia Naturalis, Libro III, paragrafo 98.
  18. ^ Livio, X.
  19. ^ Livio, X, 11.
  20. ^ Fasti triumphales celebrano per il 282/281 a.C.: Gaio Fabricio Luscino, console, trionfò su Sanniti, Lucani e Bruzi, alle none di marzo (5 marzo).
  21. ^ A. Piganiol, pag. 181.
  22. ^ E. Viggiano, Memorie della città di Potenza, Napoli, Orsini, 1805, pp. 29 ss.; M. Gualtieri, La Lucania romana: cultura e società nella documentazione archeologica, Napoli, Loffredo, 2003, pp. 96-97.
  23. ^ a b Annarita Di Noia, Potentia. La città romana tra età repubblicana e tardo antica.(PDF), in I quaderni - documentazione regione, Consiglio regionale della Basilicata, 2008, p. 29.
  24. ^ a b Annarita Di Noia, Potentia. La città romana tra età repubblicana e tardo antica.(PDF), in I quaderni - documentazione regione, Consiglio regionale della Basilicata, 2008, pp. 22-23.
  25. ^ http://db.histantartsi.eu/web/rest/Reperto%20Archeologico/346, su db.histantartsi.eu. URL consultato il 19 settembre 2018.
  26. ^ Annarita Di Noia, Potentia. La città romana tra età repubblicana e tardo antica (PDF), in I quaderni - documentazione regione, Consiglio regionale della Basilicata, 2008, pp. 29-30.
  27. ^ (IT) A Potenza i conti in rosso anche in epoca romana - BasilicataPost.it, in BasilicataPost.it, 5 novembre 2017. URL consultato il 20 settembre 2018.
  28. ^ Annarita Di Noia, Potentia. La città romana tra età repubblicana e tardo antica (PDF), in I quaderni - documentazione regione, Consiglio regionale della Basilicata, 2008, p. 30.
  29. ^ M. Gualtieri, La Lucania romana: cultura e società nella documentazione archeologica, Napoli, Loffredo, 2003, p. 132.
  30. ^ a b Annarita Di Noia, Potentia. La città romana tra età repubblicana e tardo antica(PDF), in I quaderni - documentazione regione, Consiglio regionale della Basilicata, 2008, pp. 31, 40-41.
  31. ^ a b (IT) LA CENTRALITA’ STORICA DI POTENZA NELLA CRISTIANIZZAZIONE DELLA LUCANIA (BASILICATA), in Potentia Review, 1º luglio 2018. URL consultato il 20 settembre 2018.
  32. ^ a b c R. Restaino, La storia - La città di Potenza nell'età medievale, in Potenza Capoluogo (1806 - 2006) - Edizione Speciale per il Bicentenario di Potenza Città Capoluogo, Vol. 1, Santa Maria Capua Vetere, Edizioni Spartaco, 2008, p. 104.
  33. ^ Chiesa di S. Michele Arcangelo - Potenza, su web.archive.org, 7 settembre 2005. URL consultato il 20 settembre 2018.
  34. ^ Sul periodo in generale, cfr. le informazioni desumibili, anche per Potenza, in F. Panarelli, La vicenda normanna e sveva, in Storia della Basilicata, a cura di G. De Rosa e A. Cestaro, vol. 2. Il Medioevo, a cura di C. D. Fonseca, Roma-Bari, Laterza, 2002, pp. 86-124.
  35. ^ E. Viggiano, Memorie della città di Potenza, Napoli, Orsini, 1805, p. 48.
  36. ^ (IT) LA GRANDE E TRAGICA EPOPEA POTENTINA DEL 1268, in Potentia Review, 30 gennaio 2018. URL consultato il 20 settembre 2018.
  37. ^ ITALIAPEDIA | Approfondimento: TERREMOTO, su www.italiapedia.it. URL consultato il 21 settembre 2018.
  38. ^ R. Restaino, La Storia - La città di Potenza nell'età medievale, in Potenza Capoluogo (1806 - 2006) - Edizione Speciale per il Bicentenario di Potenza Città Capoluogo, Vol. 1, Santa Maria Capua Vetere, Edizioni Spartaco, 2008, p. 112.
  39. ^ R. M. Abbondanza, Storia di una cittàː Potenza. Da un manoscritto della seconda metà del sec. XVII, Salerno, Edisud, 2000, pp. 34, 271.
  40. ^ a b R. Restaino, La storia - La città di Potenza nell'età medievale, in Potenza Capoluogo (1806 - 2006) - Edizione Speciale per il Bicentenario di Potenza Città Capoluogo, Santa Maria Capua Vetere, Edizioni Spartaco, 2008, p. 115.
  41. ^ E. Viggiano, Memorie della città di Potenza, Napoli, Orsini, 1805, pp. 92-95.
  42. ^ Cfr. U. Mancini, La città di Potenza in età moderna, in Potenza Capoluogo (1806-2006), vol. 1. Storia, istituzioni, società, S. M. Capua Vetere, Spartaco, 2008, pp. 167-168.
  43. ^ Cfr. A. D'Andria, "Hic (non) sunt leones". La Basilicata all'inizio del regno di Carlo di Borbone, in "Mediterranea. Ricerche Storiche", n. 27 (2013), p. 99.
  44. ^ Cfr., sul periodo, A. Lerra, La città di Potenza in età napoleonica, in Potenza Capoluogo (1806-2006), vol. 1. Storia, istituzioni, società, S. M. Capua Vetere, Spartaco, 2008, pp. 219-234.
  45. ^ Su cui cfr. A. D'Andria, Tra le seconde file. Cultura e azione politica dei Commissari del governo prodittatoriale del 1860, in "Bollettino Storico della Basilicata", n. 27 (2011).
  46. ^ http://www.canadiansoldiers.com/history/battlehonours/italiancampaign/potenza.htm, URL consultato il giorno 11/7/2017.
  47. ^ Su cui cfr. C. Magistro, Dal fascismo alla Repubblica, in Potenza Capoluogo (1806-2006), vol. 1. Storia, istituzioni, società, S. M. Capua Vetere, Spartaco, 2008, pp. 281-306.
  48. ^ G. Gattini, Delle armi de' Comuni della provincia di Basilicata, Matera, Conti, 1910, p. 68.
  49. ^ Cfr. G. Racioppi, Storia dei popoli della Lucania e della Basilicata, Roma, Loescher, 1889, vol. 2, p. 205.
  50. ^ Giuseppe Gattini, Delle armi de' Comuni della provincia di Basilicata, Matera, Conti, 1910, p. 68.
  51. ^ La lettera di conferimento é riprodotta da A. D'Andria, Potenza Cittá Capoluogo e del Risorgimento. Per un tracciato cronologico e documentario. 1799-1860, Potenza, STES, 2010, quarta di copertina.
  52. ^ a b c La Città - La Storia, su comune.potenza.it. URL consultato il 12 luglio 2017.
  53. ^ E. Viggiano, Memorie della città di Potenza, Napoli, Orsini, 1805, pp. 36-40.
  54. ^ [1].
  55. ^ Rapporto da Metropolisinfo.it, sezione della Provincia di Potenza.
  56. ^ A. Capano, La villa romana della contrada “Malvarcaro” di Potenza, in "Bollettino Storico della Basilicata", n. 3 (1987), passim.
  57. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT; URL consultato in data 28-12-2012.
  58. ^ Vera Armignacco, Potenza: ricerche di geografia urbana, Firenze, 1953
  59. ^ Dati Istat stranieri 2014, su demo.istat.it.
  60. ^ (IT) Accademia del Sapere - Polo di Studio eCampus Potenza, Dall'ISEF ai giorni nostri - A Potenza, Laurea Scienze Motorie, Psicologia, Giurisprudenza, su www.polodistudio.it. URL consultato il 13 agosto 2018.
  61. ^ Copia archiviata, su comune.potenza.it. URL consultato il 20 novembre 2015 (archiviato dall'url originale il 20 novembre 2015).
  62. ^ sito ufficiale Controsenso
  63. ^ Sull'antropologia di questa festa, cfr. F. Mirizzi, Le tradizioni popolari, in Potenza Capoluogo (1806-2006), vol. 1. Storia, istituzioni, società, S.M. Capua Vetere, Spartaco, 2008, pp. 67-75.
  64. ^ http://www.iermb.uab.es/RePEc/doc/wpierm0901.pdf
  65. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 3, Roma, A.C.I., 1985, p. 8..
Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]
  • Emmanuele Viggiano, Memorie della città di Potenza, Napoli, presso Vincenzo Orsini, 1805 (ripr. facs. Sala Bolognese, Forni, 1975).
  • Raffaele Riviello, Cronaca potentina dal 1799 al 1982, Potenza, tip. Garramone e Marchesiello, 1889.
  • Tommaso Pedio, Potenza dai normanni agli aragonesi: note ed appunti, Bari, Edizioni del centro librario, 1964.
  • Alfredo Buccaro (a cura di), Le città nella storia d'Italia. Potenza, Bari-Roma, Laterza, 1997.
  • Rocchina Maria Abbondanza Blasi, Storia di una città: Potenza. Da un manoscritto della seconda metà del sec. XVII, Salerno, Edisud, 2000.
  • Aa. Vv., Potenza Capoluogo (1806-2006), S. M. Capua Vetere, Spartaco, 2008, 2 voll.
Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]
  • Accademia scacchi Potenza
  • Autorità interregionale di bacino della Basilicata
  • Basilischi
  • Dialetti gallo-italici di Basilicata
  • Dialetto potentino
  • Ospedale San Carlo
  • Teatro Francesco Stabile
Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]
  • Wikiquote contiene citazioni di o su Potenza
  • Wikizionario contiene il lemma di dizionario «Potenza»
  • Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Potenza
Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]
  • Sito istituzionale del comune
  • Sito turistico della città
  • Il catalogo di una mostra sulla toponomastica del 2006 con alcune informazioni di carattere storico e prosopografico[collegamento interrotto]
mostra
V · D · M
Comuni della provincia di Potenzamostra
V · D · M
Italia · Capoluoghi di provincia, di libero consorzio comunale, di città metropolitana e di regionemostra
V · D · M
Città romane della Regio III Lucania et BruttiiControllo di autoritàVIAF (EN) 234777458 · GND (DE) 4243969-3 · BNF (FR) cb122454912 (data)
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Provincia di Potenza
provincia
Palazzo della Provincia, attuale sede dell'amministrazione provinciale.LocalizzazioneStato ItaliaRegione BasilicataAmministrazioneCapoluogoPotenzaPresidenteNicola Rocco Valluzzi (PD) dal 13 ottobre 2014[1]TerritorioCoordinate
del capoluogo40°38′19″N 15°48′08″ECoordinate: 40°38′19″N 15°48′08″E (Mappa)Superficie6 594,44 km²Abitanti369 538[2] (30-4-2017)Densità56,04 ab./km²Comuni100 comuniProvince confinantiAvellino, Bari, Barletta-Andria-Trani, Cosenza, Foggia, Matera, SalernoAltre informazioniCod. postale85100, 85010-85059Prefisso0971, 0972, 0973, 0975, 0976Fuso orarioUTC+1ISO 3166-2IT-PZCodice ISTAT076TargaPZCartografia
Sito istituzionaleModifica dati su Wikidata · Manuale
La provincia di Potenza (provìngë dë Pùtenzë in dialetto potentino) è una provincia italiana della Basilicata, di 369 538 abitanti[2].
Affacciata ad ovest per un breve tratto sul mar Tirreno, confina ad ovest con la Campania (provincia di Salerno e provincia di Avellino), a nord con la Puglia (provincia di Foggia, provincia di Barletta-Andria-Trani e la città metropolitana di Bari), ad est con la provincia di Matera e a sud con la Calabria (provincia di Cosenza).
La provincia di Potenza, che fino al 1927 includeva anche il territorio dell'odierna provincia di Matera, ha ereditato il suo stemma dall'antica provincia di Basilicata.
Indice
  • 1Comuni
    • 1.1Comuni più popolosi
  • 2Geografia fisica
  • 3Trasporti e vie di comunicazione
    • 3.1Linee ferroviarie
    • 3.2Linee stradali
      • 3.2.1Autostrade
      • 3.2.2Strade statali e provinciali
    • 3.3Porti e aeroporti
      • 3.3.1Porti
      • 3.3.2Aeroporti
  • 4Note
  • 5Voci correlate
  • 6Altri progetti
  • 7Collegamenti esterni
Comuni[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Armoriale dei comuni della provincia di Potenza.
La provincia di Potenza detiene il maggior numero di comuni, sul territorio lucano, rispetto alla vicina Provincia di Matera e ad essa appartengono i seguenti 100 comuni:
  • Abriola
  • Acerenza
  • Albano di Lucania
  • Anzi
  • Armento
  • Atella
  • Avigliano
  • Balvano
  • Banzi
  • Baragiano
  • Barile
  • Bella
  • Brienza
  • Brindisi Montagna
  • Calvello
  • Calvera
  • Campomaggiore
  • Cancellara
  • Carbone
  • Castelgrande
  • Castelluccio Inferiore
  • Castelluccio Superiore
  • Castelmezzano
  • Castelsaraceno
  • Castronuovo di Sant'Andrea
  • Cersosimo
  • Chiaromonte
  • Corleto Perticara
  • Episcopia
  • Fardella
  • Filiano
  • Forenza
  • Francavilla in Sinni
  • Gallicchio
  • Genzano di Lucania
  • Ginestra
  • Grumento Nova
  • Guardia Perticara
  • Lagonegro
  • Latronico
  • Laurenzana
  • Lauria
  • Lavello
  • Maratea
  • Marsico Nuovo
  • Marsicovetere
  • Maschito
  • Melfi
  • Missanello
  • Moliterno
  • Montemilone
  • Montemurro
  • Muro Lucano
  • Nemoli
  • Noepoli
  • Oppido Lucano
  • Palazzo San Gervasio
  • Paterno
  • Pescopagano
  • Picerno
  • Pietragalla
  • Pietrapertosa
  • Pignola
  • Potenza
  • Rapolla
  • Rapone
  • Rionero in Vulture
  • Ripacandida
  • Rivello
  • Roccanova
  • Rotonda
  • Ruoti
  • Ruvo del Monte
  • San Chirico Nuovo
  • San Chirico Raparo
  • San Costantino Albanese
  • San Fele
  • San Martino d'Agri
  • San Paolo Albanese
  • San Severino Lucano
  • Sant'Angelo Le Fratte
  • Sant'Arcangelo
  • Sarconi
  • Sasso di Castalda
  • Satriano di Lucania
  • Savoia di Lucania
  • Senise
  • Spinoso
  • Teana
  • Terranova di Pollino
  • Tito
  • Tolve
  • Tramutola
  • Trecchina
  • Trivigno
  • Vaglio Basilicata
  • Venosa
  • Vietri di Potenza
  • Viggianello
  • Viggiano

La città di Potenza con i suoi 819 m di altitudine è il capoluogo di Regione più alto dell’Italia peninsulare. Sorge lungo una dorsale appeninica alla sinistra del fiume Basento ed è racchiusa da una cordigliera di monti assai suggestivi, la località Rifreddo, la Sellata, le Dolomiti Lucane in cui la natura ancora incontaminata è una forte attrattiva turistica.

A primo impatto l’agglomerato urbano della città si mostra sobrio e moderno con la cortina di palazzi, edificati negli ultimi decenni, che scendono giù fino a valle e nella zona settentrionale. Dietro di essi si apre il cuore antico della città ricco di storia e affascinanti testimonianze millenarie.

Probabilmente, la sua prima collocazione fu nella località denominata Serra di Vaglio, a 15 km a nord-est, dove si trovano i resti di un abitato indigeno, frequentato sin dalla seconda metà dell’VIII secolo a.C. e caratterizzato da una cinta fortificata in blocchi squadrati e con porte di accesso alla città eretta intorno alla metà del IV secolo a.C.

In epoca successiva l’insediamento urbano potrebbe essersi trasferito, per ragioni difensive, sul monte ove è attualmente il centro più antico, divenendo nel III sec. a. C. una prefettura romana col nome di “Potentia”. Molti reperti rinvenuti nella zona alta della città permettono di ritenere che essa era organizzata e strutturata in un’entità omogenea, come testimoniano la presenza dei mosaici di epoca romana venuti alla luce nella Cattedrale, le iscrizioni e le epigrafi funerarie di età romano-imperiale, visibili sui muri degli edifici e delle Chiese della Potenza medioevale. Sin dal V secolo fu sede vescovile, nel 1111 ebbe come vescovo Gerardo appartenente alla nobile famiglia La Porta di Piacenza a cui, beatificato nel 1120, venne dedicato il Duomo. Fu roccaforte longobarda e durante la dominazione normanna vide la sosta nel 1137 di papa Innocenzo II e dell’imperatore Lotario II e più tardi nel 1148 Ruggero II d’Altavilla vi ospitò Luigi VII di Francia di ritorno dalla Terra Santa.

L’antico centro storico è arroccato nella parte alta della città, accessibile anche attraverso le scale mobili di cui Potenza è munita. Il cuore della città, che conserva ancora preziose testimonianze delle mura e delle porte d’ingresso medievali, è segnato da Piazza Mario Pagano, dove si affaccia il Teatro dedicato al musicista lucano Francesco Stabile, un gioiello di architettura neoclassica che nelle sue linee in piccolo ricorda il teatro San Carlo di Napoli e dalla sinuosa e stretta via Pretoria, il “salotto” della città come amano chiamarla i potentini, luogo prediletto degli incontri e delle passeggiate serali. I vicoletti, gli angoli e gli slarghi, numerosi nella città, permettono al visitatore curioso di incontrare piccole botteghe e prestigiosi palazzi storici, di riconoscere i segni di una storia millenaria segnata dalla caparbietà dei potentini di ricostruire la città nonostante i numerosi terremoti che l’hanno più volte distrutta.

All’estremità est del centro storico si erge solitaria, come unica testimone di secoli di storia e circondata da ampi spazi verdi, la Torre del castello. Maestosa con i suoi 20 metri di altezza è composta da tre piani, più una parte interrata ed oggi dopo i recenti restauri è adibita a galleria d’arte. Il castello non più esistente fu l’antica dimora dei vari feudatari della città. Nel 1626 Carlo Loffredo e Beatrice Guevara, ultimi feudatari, lo donarono ai frati Cappuccini che lo adibirono a lazzaretto. L’impianto del Castello ha subito, negli ultimi quattro secoli, innumerevoli cambiamenti di destinazione e conseguenti modifiche, da Ospizio a Caserma, da Ospedale ad un lungo abbandono fino alla sua demolizione.

A Potenza nella prestigiosa sede di Palazzo Loffredo, edificio nobiliare del XVII secolo, è allestito il Museo Archeologico Nazionale della Basilicata, dedicato a Dinu Adamesteanu archeologo rumeno che fu il primo soprintendente della Basilicata, con un’esposizione di oltre duemila metri quadri che illustra l’evoluzione culturale della Basilicata antica dalla fase antecedente alla colonizzazione greca sino alla conquista da parte dei Romani.
Oggi Potenza è un importante centro industriale della Basilicata, un mercato per i prodotti del circostante territorio agricolo con industrie alimentari ma anche calzaturiere e del legname. E’ una città in cui il settore terziario già ben sviluppato è in continua espansione ed evoluzione.

La Sfilata dei Turchi

Ogni anno il 29 maggio al calar del sole una moltitudine di persone si riversa nelle strade e nelle piazze del centro storico per veder sfilare i numerosi figuranti della tradizionale sfilata dei Turchi che anticipa di un giorno la festa religiosa che la città di Potenza dedica al suo patrono San Gerardo. La festa rappresenta un evento esemplificativo della forte commistione in Basilicata tra il sacro e il profano.

La sfilata prende le mosse dal Duomo e, al seguito di araldi e bambini vestiti da angeli, gli schiavi turchi trainano la galea, l’antica nave turca, sulla quale ci sono tre bambini uno dei quali rappresenta il Santo. Il corteo è seguito dai saraceni che scortano la carrozza in cui è sdraiato il Gran Turco. Chiude la sfilata, dopo il passaggio dei nobili, degli arcieri e degli sbandieratori, il tempietto con l’effige di San Gerardo portato a spalla dai fedeli. Il culto è molto sentito tra la cittadinanza, difatti nei giorni che precedono la festa si organizzano serate nel centro storico con la degustazione di prodotti tipici e vini locali accompagnata da canti e balli popolari.

La leggenda popolare vuole che un miracolo di San Gerardo permise ai potentini di respingere l’attacco dei Turchi che avevano risalito il fiume Basento, fino a Potenza. Pertanto ancor oggi nel mese di maggio si tiene la rievocazione di tale episodio con una sfilata in costume. I fatti che generarono la leggenda sono da collegare, secondo alcuni, al periodo in cui un gran numero di Turchi sbarcò sulle rive del mar Ionio e da lì iniziò a conquistare, saccheggiando e depredando, le montagne della Basilicata. La validità di tali avvenimenti non trova tutti d’accordo per l’inesistenza di una documentazione storica, ma proprio perché leggenda a prescindere da quando e perché ebbe origine è la testimonianza di una profonda religiosità e di una salda tradizione, un’importante pagina di storia che va arricchita e approfondita senza svuotarla dei contenuti di fede e di religiosità popolare sui quali si regge.

Le Chiese di Potenza
A Potenza vi sono importanti e pregevoli chiese ed edifici religiosi, molti presenti lungo un interessante percorso nel centro storico della città.
San Gerardo - Cattedrale

In uno dei punti più alti della città, nel centro storico, è situata la Chiesa Cattedrale dedicata a San Gerardo patrono della città, un vescovo appartenente alla nobile famiglia piacentina La Porta, approdato in Lucania ai primi del 1100. Di fondazione molto antica, sorse sui resti di una basilica paleocristiana, fu ricostruita alla fine del XII secolo, quando i Normanni posero i centri del loro potere nelle città dotate di sede episcopale. La riedificazione della cattedrale potentina fu voluta nel 1197 dal vescovo Bartolomeo, in tale occasione la torre campanaria, prima ubicata a ridosso della cinta muraria, fu spostata sul lato destro del Duomo, dove ancora si trova. Alla fine del XVIII secolo, per volere del vescovo Andrea Ferrao, acquisì l’attuale aspetto neoclassico su progetto dell’architetto Antonio Magri allievo del Vanvitelli.
La Cattedrale odierna non conserva che poche tracce della struttura romanica, dedicata all’Assunta fino alla metà del XIII secolo, a seguito della radicale ristrutturazione settecentesca. Le antiche origini sono testimoniate dai resti di un mosaico policromo del V-VI secolo d.C. visibili sotto l’altare maggiore e da una epigrafe scritta con caratteri gotico-beneventani del vescovo Bartolomeo, murata sulla parete destra della navata, la quale conferma l’esistenza di un Duomo anteriore al 1200, dato che costui resse la diocesi potentina dal 1197 al 1206.

Oggi il prospetto, rivestito da lastre di pietra, è ripartito da lesene con capitelli su due ordini sottolineati da un ampio marcapiano, con lo stemma del vescovo Bonaventura Claverio inserito al centro del timpano del portale d’ingresso. La facciata termina con un timpano al cui interno è alloggiato il piccolo rosone forse ultimo residuo della chiesa più anticha del XIII secolo. A fianco alla possente mole del campanile su quattro livelli e coronato da una cuspide piramidale, è la porta laterale, aperta nella ricostruzione seguita al sisma del 1857, caratterizzata da un portale in pietra scolpita preceduto da un protiro con timpano sorretto da due colonne. La Cattedrale oggi ha un impianto a croce latina con navata unica e transetti disuguali, quello sinistro più profondo di quello destro. La navata, il transetto e la zona absidale sono state affrescate negli anni Trenta del secolo scorso dal pittore Mario Prayer secondo l’iconografia tipica della basiliche cristiane con episodi della storia biblica, figure di Patriarchi, Apostoli e Padri della Chiesa. Occupa il braccio destro del transetto la cappella dedicata a S. Gerardo in cui si ammira un altare di scuola napoletana in marmi policromi della prima metà del Settecento, nel cui paliotto un’urna contiene le reliquie del patrono. Al di sopra della mensa, all’interno di un’edicola impreziosita da elementi marmorei, è custodita la statua di S.Gerardo in legno policromo, rappresentato in trono nell’atto di benedire. La scultura, risalente al XV secolo, è stata restaurata nel 1880. Nel transetto sinistro è la cappella del SS. Sacramento con un pregevole altare in marmo policromo sovrastato da un prezioso ciborio in alabastro della fine del XVII secolo. Il paliotto dell’altare conserva l’urna contenente le reliquie della martire S. Guanuaria trasportate a Potenza dal vescovo De Torres nel 1645.
San Michele

La chiesa di S. Michele, citata in un documento del 1178, è una delle poche che ha mantenuto inalterato il disegno architettonico originario, databile tra la fine del XII secolo e gli inizi del XIII secolo. Situata a pochissimi passi dalla centrale via Pretoria, in via Rosica, è un bel monumento d’arte romanica, dalle linee essenziali e severe. Si erge tra le vecchie case del borgo medioevale, nuda nella sua facciata principale in pietra viva squadrata e scandita da quattro lesene che segnano l’ampiezza della navata centrale, sopraelevata rispetto alle laterali. Il portale principale si presenta con doppio stipide con doppio arco a tutto sesto.
Gli spioventi delle navate laterali, i lati maggiori della navata centrale e e di della navata destra sono decorati da una sequenza di piccoli archetti. Al centro della parete destra si apre l’ingresso laterale caratterizzato da un portale in pietra decorato con un bassorilievo raffigurante una “Madonna con Bambino” nella sovrastente lunetta.

L’interno nella sua disarmante semplicità è a tre navate con tre absidi scandite da dodici pilastri quadrati che sorreggono archi a tutto sesto e conserva opere di eccezionale valore artistico. La bella tela con l’“Annunciazione” realizzata da Giovanni de Gregorio, detto il Pietrafesa nel 1612, e la “Madonna del Rosario e Misteri” del pittore potentino Antonio Stabile. Il dipinto diviso in due registri presenta nel superiore la Madonna con il Bambino che porge la corona del Rosario a San Domenico ed a San Tommaso d’Aquino; nel registro inferiore ci sono le quindici scene con la rappresentazione dei Misteri. La data di esecuzione va collocata nel 1576-‘77. Nella navata laterale destra gli affreschi raffiguranti la “Madonna con Bambino fra Santi” e “San Michele” attribuiti alla cerchia di Giovanni Luce. Addossato ad una parete della navata laterale sinistra è sistemato il pregevole altare ligneo di S. Antonio composto da una cimasa, da quattro dipinti laterali raffiguranti San Gerardo, San Francesco da Paola, San Vito e Sant’Ignazio e dalla nicchia centrale che ospita la scultura lignea di sant’Antonio del XVIII secolo. Questi dipinti forse erano parte di un polittico smembrato composto di un dipinto con la "Madonna del Carmine" del 1532 e di una predella con "Cristo e i dodici Apostoli", sempre conservati nella stessa chiesa ed attribuiti al Maestro di Barletta. Sull’altare maggiore è alloggiato un "Crocifisso" ligneo policromo di pregevole fattura opera di un ignoto meridionale. Infine si conserva la bella scultura lignea di "San Michele Arcangelo" opera di maestranze locali della prima metà del XVIII secolo.
S.S. Trinità

Sempre nel centro storico, un’altra tappa fondamentale del tragitto alla scoperta dei luoghi sacri della città è la Chiesa della Santissima Trinità documentata già nell’XI secolo, anche se l’aspetto attuale è il frutto della ricostruzione avvenuta dopo il terremoto del 1857 che fece crollare quasi completamente l’antica chiesa. Possiamo farci un’idea abbastanza precisa della disposizione interna dell’edificio nel XVI secolo dai verbali delle Visite Pastorali, in quel periodo conservava ancora un impianto romanico a tre navate con presbiterio terminante in una o tre absidi, con cappelle aperte nelle navate minori. Dalle testimonianze del Viggiano e del Riviello, che videro l’edificio medievale, si apprende che la chiesa aveva copertura a capriate nella navata centrale e a crociere nelle navi laterali. L’unica parte supersite dell’originario impianto complesso è riconoscibile nei due registri residui del campanile. Oggi esternamente la chiesa si presenta come un edificio di gusto neoclassico con pareti in pietra a vista caratterizzata in facciata da un portale, inserito tra due nicchie vuote, e ritmata da lesene con basi e capitelli. Su via Pretoria si apre l’ingresso laterale il cui portale conserva, nella lunetta sovrastante, una tempera su tavola raffigurante l’“Annunciazione” di Antonio Stabile realizzata con la collaborazione di aiuti. L’opera proviene dal soppresso monastero potentino di S. Luca ed è di difficile datazione. L’interno, a navata unica con altari in marmi policromi del XVIII secolo, conserva decorazioni pittoriche parietali eseguite dal pittore Mario Prayer nel 1934 che rappresentano figure di apostoli e santi e l’acquasantiera del XVIII secolo in pietra calcarea, posta a lato dell’ingresso, opera di un ignoto lapicida. Nel braccio sinistro del transetto è alloggiato un olio su tela con la “Madonna di S. Luca” di pregevole fattura, proveniente sempre dal soppresso monastero di S. Luca firmato N. Cacciapuoti del 1738. Dello stesso autore napoletano anche la tela raffigurante l’”Immacolata”. Nella chiesa era custodita anche una “Madonna dei Mali” di Giovanni De Gregorio detto il Pietrafesa che dopo un accurato restauro oggi è conservata al Museo Provinciale di Potenza.
Edicola di San Gerardo
In piazza Matteotti è situata l’Edicola di S.Gerardo un piccolo tempietto in marmo che ospita al suo interno la statua di S. Gerardo, santo patrono della città di Potenza. L’edicola a pianta semicircolare chiusa sul retro, con cinque colonne scanalate coronate con capitelli a foglie, sarebbe stata ultimata nel 1865, stando all’epigrafe posta sulla lastra al lato destro del Santo, probabilmente dallo scultore potentino Antonio Busciolano. Essa riproduce la facciata di un edificio a cupola che veniva eretto nella piazza durante la festa del patrono e faceva da sfondo alle esibizioni della banda musicale.
San Francesco
Nell’angolo destro di Piazza Mario Pagano si erge l’austero edificio della chiesa di San Francesco, realizzata nel 1274 come si legge nell’iscrizione alla base dell’archivolto che sorge sui resti di un preesistente oratorio protoromanico, di cui si conservano elementi decorativi in pietra inseriti nel muro sinistro esterno della chiesa. Nonostante i cospicui interventi quattro-cinquecenteschi, la fabbrica conserva ancora alcuni elementi di epoca angioina riscontrabili sia nell’impianto planimetrico, sia nelle tre monofore ogivali presenti sul fronte nord dell’aula, e nella finestra trilobata dell’abside, sia infine nei due ordini di finestre gotiche che sovrastano il primo registro del campanile. La facciata di pietra lavorata faccia a vista, cattura lo sguardo per il magnifico portale in pietra di stile catalano che incornicia le ante della porta in legno intagliato composto da otto formelle recanti motivi vegetali, suonatori e demoni datato 1499. Sul lato sinistro sotto il campanile cuspidato, articolato su quattro livelli con finestre gotiche, si conserva il portale in pietra calcarea che incornicia una porta lignea intagliata e traforata che da accesso all’ala superstite del chiostro cinquecentesco, fatto ricostruire nel ‘500 per iniziativa dei conti Guevara di Potenza. Questo è l’unico elemento dell’antico convento fondato nel 1265. L’interno della chiesa ha un impianto molto semplice, che ricorda lo stile essenziale delle chiese francescane, un’unica navata coperta a capriate lignee e terminante con l’abside. Di pregevole fattura è l’Icona della Madonna del Terremoto, un dipinto su tavola realizzato tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo molto vicina stilisticamente alle icone pugliesi. Sulla parete sinistra in una nicchia è alloggiato l’affresco raffigurante il Martirio di San Sebastiano, opera del celebre pittore lucano Giovanni Todisco, risalente alla metà del XVI secolo. Sulla parete destra della navata è addossato il monumento funebre di Donato de Grasis realizzato in pietra calcarea e datato 1534. Il defunto è disteso su un sarcofago mentre in alto, alloggiata in una lunetta, vi è la Madonna con Bambino tra due angeli inginocchiati. L’opera oltre al suo alto valore artistico è importante perché da uno spaccato sull’abbigliameno cinquecentesco tipico del ceto medio. Sempre lungo la parete destra si trovano i dipinti murali raffiguranti “Santa Chiara” e “San Francesco di Assisi” attribuiti a Nicola da Novi. La santa è in posizione frontale con il saio francescano ed un libro nella mano sinistra, nella fascia superiore c’è una decorazione dipinta con motivi geometrici. San Francesco è, in posizione eretta, a capo scoperto con il saio fermato in vita da un cordone ed un libro nella mano sinistra.
Cappella del Beato Banaventura
Non molto distante dalla cattedrale e sempre in prossimità di via Pretoria si trova la Cappella del beato Banaventura, un edificio in origine privato consacrato a luogo di culto agli inizi del secolo scorso. Qui nacque nel 1651 Carlo Antonio Gerardo Lavanca, meglio conosciuto col nome di frà Bartolomeo da Potenza, il sacerdote francescano beatificato nel 1775. La facciata della cappella è caratterizzata da un pregevole portale in pietra calcarea proveniente dal soppresso monastero di S. Luca. Il luogo di culto è costituito da un unico ambiente dove si conservano una tela raffigurante l’ultima Cena, tre tavole raffiguranti rispettivamente il Crocifisso, l’Addolorata e S. Giovanni opere di Mario Prayer a cui si devono anche le decorazioni delle volta con i quattro Evangelisti.
S. Maria del Sepolcro
Lasciando il centro storico e raggiungendo il rione di S. Maria, un tempo casale a nord del nucleo primordiale della città, si può visitare la pregevole chiesa di S. Maria del Sepolcro. Recenti ricerche propongono l’origine della chiesa collegata alle vicende dei Templari infatti, alcuni documenti attestano che agli inizi del XIV, presso l’attuale edificio sacro, vi era un casale di proprietà dell’ordine cavalleresco. La chiesa è preceduta da un portico a tre archi con basi, stipidi e archivolti in pietra. Entrando si ammira il portale principale sempre in pietra calcarea e ai due lati due stemmi uno francescano e l’altro nobiliare. Questo incornicia un pregevole portone ligneo del primo ‘500 realizzato con intagli a motivi floreali in riquadri geometrici. Nella parte superiore, delimitata da un costolone, è la lunetta contenente l’affresco della “Deposizione delle tre Marie”. La chiesa ha un impianto a navata unica con abside terminale ed una navata laterale sinistra aggiunta nel XVII, a tale intervento si deve anche il soffitto ligneo a cassettoni. Questo fu realizzato per volere del vescovo di Potenza, mons. Claverio che fece anche costruire, sulla parete destra della navata, l’altare del SS. Sacramento, una monumentale opera in stucco del 1656 firmata da Masillo de Faiella dove è conservata la reliquia con sangue di Cristo. Sulla stessa parete è alloggiato un bassorilievo lapideo con la “Madonna con Bambino e Angeli” opera attribuita allo scultore Antonio Francesco da Sicignano. L’opera proviene dalla chiesa parrocchiale di Noepoli e raffigura la Madonna in Trono che regge il Bambino sulle ginocchia, ai lati ci sono due angeli che sostengono un cuoio con fiori stampati. Tra le opere conservate nella chiesa vanno segnalate un olio su tela raffigurante la "Madonna delle Grazie con San Francesco d’Assisi e San Patrizio", attribuito al lucano Antonio Stabile del 1582, una tempera su tavola con l’ “Immacolata e i Ss. Francesco e Rocco" di Leonardo da Pistoia. Una terza opera è l’olio su tela con l’ "Adorazione dei Pastori" opera di Giovanni Ricca.

I Palazzi di Potenza
I palazzi connotano la storia e la ricchezza delle famiglie, spesso nobili, che li hanno costruiti, posseduti e modificati, ma anche l’economia e la vita sociale delle città dove sono custoditi. I palazzi con le loro facciate, insieme a chiese e monumenti, rappresentano il primo approccio che il visitatore ha della città che sta scoprendo e da essi trae elementi di storia, economia e cultura. Potenza offre alla vista del visitatore numerosi palazzi sia nel centro storico sia lungo le sue maggiori direttrici.
Nell’ottocentesca piazza Mario Pagano ritrovo preferito dei potentini, si affacciano sul lato nord il Palazzo del Governo su quello sud il Palazzo dell’Ina e a coronamento il prospetto del Teatro Comunale Francesco Stabile. Il Palazzo del Governo occupa l’ala occidentale dell’ex convento di San Francesco costruito nel 1265, che tra il XVI e XIX secolo fu sede di una prestigiosa Scuola Teologica. L’aspetto attuale è il frutto di numerosi interventi, che fin dal 1807 anno della soppressione dell’ordine monastico, ne hanno modificato l’antica fisionomia. La facciata è scandita da un bugnato che circonda il portale d’ingresso, e da lesene con capitelli che incorniciano le finestre e i balconi del secondo piano e termina con un timpano con l’orologio.
Il Palazzo dell’Ina realizzato nel 1937 è un esempio molto interessante di architettura del periodo fascista. Il prospetto che si affaccia sulla piazza è caratterizzato da un’ampia balconata e da un profondo porticato. La volumetria compatta si sviluppa intorno a due corti sopraelevate e scoperte.
Su via Pretoria si apre il profondo porticato del Palazzo delle Poste centrali, realizzato negli anni ‘30 del secolo scorso. A pianta quadrata l’interno conserva ancora l’arredo originale.
Si affaccia sulla stessa strada anche Palazzo Biscotti pregevole per il prospetto caratterizzato da un portone ad arco a tutto sesto ma soprattutto per la balconata sostenuta da quattro belle mensole, tre con volute e motivi vegetali il quarto con un mascherone. Ed ancora Palazzo Bonifacio che risale al XVII secolo. La facciata principale è caratterizzata da un cornicione in pietra sagomata e da un pregevole portale con conci di pietra lavorati a bugna liscia completata dal balcone posto sopra l’ingresso. Nel cortile si conserva ancora il pavimentro lastricato e un bel mascherone in pietra in cui è infisso un anello di metallo un tempo utilizzato per legare i cavalli.
In largo Duomo svetta Palazzo Scaffarelli realizzato nel XVIII secolo che mostra sul portone d’ingresso lo stemma bronzeo della ricca famiglia proprietaria dell’edificio. In facciata sono allineati cinque mascheroni un tempo utilizzati per legare i cavalli. Nelle vicinanze si trova Palazzo Loffredo o Palazzo Comitale, rara testimonianza di edilizia nobiliare del XVII secolo, voluto dal Conte di Potenza Carlo Loffredo. Il prospetto principale è caratterizzato da un portale archivoltato con decorazioni del tipo catalano-durazzesche e finestre sorrette da mensole scolpite. Sul lato sinistro del palazzo si apre largo Pignatari dove si affaccia Palazzo Pignatari che conserva un caratteristico portale in conci di pietra a bugne che immette sul cortile interno.
In piazza Matteotti, anticamente denominata piazza Sedile perchè vi sorgeva il seggio dell’università ovvero il luogo delle riunione del popolo in occasione delle assemblee elettorali, è ospitato il Palazzo Comunale. La sua facciata è modulata in tre fasce sovrapposte, quella inferiore caratterizzata dal portone d’ingresso con arco a tutto sesto e finestroni, le superiori con balconate e finestre timpanate inquadrate tra lesene. Infine nei pressi di via Rosica in uno slargo svetta la massiccia struttura di Palazzo Marsico. Costruito nel XIX secolo l’edificio è caratterizzato da suggestivi effetti cromatici determinati dall’uso di pietra e laterizi. Il prospetto principale è diviso in cinque comparti da sei paraste in mattoni. Al centro si apre il bel portale con arco a tutto sesto in pietra chiara, ai lati le finestre con timpano sorrette da mensole a volute.

Le Porte di Potenza
Delle antiche porte di Potenza, che davano accesso al centro storico della città difeso dalle mura di cinta, restano visibili solo Porta S. Giovanni, Porta S. Luca e Porta S. Gerardo, le altre furono abbattute nel corso dei secoli per la modernizzazione del nucleo urbano della città e a causa dei numerosi terremoti.
La Porta S. Gerardo, situata in via Scafarelli, prende il nome dalla vicina cattedrale di S. Gerardo. E’ una costruzione normanna caratterizzata da un passaggio coperto da volte a botte in conci di pietra calcarea sbozzati in modo irregolare e preceduta all’esterno da un contrafforte.
La Porta S. Giovanni deve il suo nome all’ospedale gestito dai Fatebenefratelli di San Giovanni di Dio, presenti dal XIII al XIV secolo. L’antica porta, accesso dal lato settendrionale delle mura, è rimasta in piedi nonostante i numerosi terromoti che hanno più spesso distrutto la città, inglobata nelle costruzioni più recenti. Oggi è osservabile un arco a tutto sesto attraversato da una rampa a gradoni.
La Porta S. Luca situata nei pressi della Torre Guevara, prende il nome dall’antico convento adiacente alla porta, il convento delle Chiariste di S. Luca, attualmente sede della Caserma dei Carabinieri. Dell’antica porta è rimasto un arco a tutto sesto in conci di pietra calcarea e parte del paramento murario in pietra squadrate e lavorate faccia a vista.
Documenti menzionano anche Portamendola, Portasalza e Porta Trinità che come si è detto sopra sono state abbattute nel corso dei secoli scorsi. Tra di esse merita un menzione Portasalza, che deriva il suo nome dall’antico casale, costruito a margine dell’abitato cittadino e separato da esso da un fossato. La porta per molto tempo ha avuto la funzione di unico accesso carrabile controllato alla città. Dai documenti non si conosce quale fosse la forma architettonica ma si apprende che nel 1818 si decide di abbattere la porta e le abitazioni circostanti che la sostengono per il pericolo di crolli.

Antichità
Una delle testimonianze più remote della città di Potenza è senza dubbio la villa romana in contrada Malvaccaro, indagata nel 1973 e situata nella periferia di Potenza. Un sito archeologico risalente al I-II sec. d.C. e relativo ad una residenza patrizia di età imperiale ubicata lungo l’antico tragitto della via Erculea in un’area molto fertile vista la sua vicinanza al fiume Basento.
Della struttura sono stati portati alla luce i muri perimetrali a nord-ovest ed a nord-est mentre non è stata ancora indagata tutta la parte sud. La parte centrale della villa è costituita da un’aula absidata pavimentata a mosaico policromo intorno a cui si aprono cinque ambienti. Nell’abside dell’aula centrale, appena sopraelevata, si osserva un mosaico composto da un motivo a squame incorniciato da una fascia di triangoli disposti a spina di pesce. In un vano di dimensioni maggiori probabilmente con funzione di triclinium (sala da pranzo) è presente un pavimento musivo diviso in quattro settori decorati da motivi geometrici incorniciati da un motivo con quadrifogli neri inscritti in rombi di colore arancione. Al centro di questo ambiente si può osservare un medaglione in cui sono rappresentate due figure femminili, quella di sinistra ha un volto ovale con grandi occhi e regge nella mano destra un pomo. Il complesso era dotato di un pozzo posto in un ambiente pavimentato. Dal diverso spessore dei muri e dal materiale ceramico rinvenuto si accertano almeno due fasi, uno più antico risalente al I-II secolo d. C. ed uno risalente al IV-V secolo d. C. in cui il complesso fu ampliato.
Altra testimonianza della Potentia romana è il Ponte San Vito posto ai piedi della città, sul fiume Basento, nell’attuale zona industriale. Anticamente denominato San Aronzio era probabilmente parte integrante dell’antico percorso della via Erculea che, nel tracciato lucano toccava anche la città di Potenza . La data di costruzione del ponte è da porre tra il 248 a.c., anno dell’avvento di Diocleziano, ed il 305 a.c., quando finì il regno dello stesso. Il ponte attualmente è a tre luci anche se forse ne possedeva quattro. Della struttura romana restano solo i piloni perchè tutta la parte superiore con andamento a schiena d’asino è un riadattamento di epoca medioevale.


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