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L'Aquila: Le Feste

L'Aquila: Le FesteIN PREPARAZIONE

Breve storia della città

L'Aquila, realtà urbanistica situata a 721 metri s.l.m. nel cuore di una regione montuosa, l'Abruzzo, è circondata dalle catene del Sirente e del Velino da un lato e dalla catena del Gran Sasso d'Italia e dai monti della Laga dall'altra. Fu situata all'origine sul colle che aveva costituito il confine tra i due contadi di Amiterno e di Forcona.

La fondazione fu legata ai fermenti autonomistici delle terre del confine settentrionale del Regnum Siciliae accentuatisi alla morte dell'Imperatore Federico II. Una parte degli abitanti dei castelli, delle terre e delle ville dei due territori, circa una settantina, si trasferirono intorno alla metà del Duecento nella nuova città. Le particolari circostanze della fondazione si riflettono quindi sull'urbanistica della città, conferendole l'impronta definitiva: ciascun castello ebbe in assegnazione un'area perché vi si edificassero le case, la chiesa e sulla piazza antistante la fontana pubblica. Nascono così i vari quartieri e alcuni gioielli dell'architettura sacra romanica aquilana, quali le chiese di S. Maria Paganica, di S. Giusta, di S. Pietro di Coppito e di S. Silvestro. Si data a questo periodo anche la prima fase del monumento più celebre della città, la fontana delle "99 cannelle " (un numero allusivo al tradizionale numero di castelli che avrebbero partecipato alla fondazione), opera del Magister Tangredus de Pentana de Valva, come ci dice un'iscrizione posta sulla parete di fondo. La nuova realtà, che aveva modificato in profondità le strategie politico-militari alla frontiera con lo Stato della Chiesa, ricevette nel 1254 il diploma di fondazione da re Corrado IV.

La città costituì fin dall'inizio un importante mercato per il contado, il quale la riforniva regolarmente di prodotti alimentari: dalla conca fertile proveniva il prezioso zafferano; i pascoli montani circostanti alimentavano nel periodo estivo numerose greggi di ovini transumanti che fornivano abbondante materia prima, destinata sia all'esportazione sia, in misura minore, alla manifattura locale, tale da richiamare col tempo in città artigiani e mercanti forestieri.

L'Aquila nel giro di pochi decenni divenne crocevia per il traffico con le altre cittàdel regno ed extra regno, con le quali era collegata per mezzo della cosiddetta "via degli Abruzzi" che univa Firenze a Napoli passando per Perugia, Rieti, Aquila, Sulmona, Isernia, Venafro, Teano, Capua.

Le trattative per la successione nel regno di Sicilia di Edmondo, figlio di re Enrico III d'Inghilterra, fecero sì che la città si inserisse nell'intrecciarsi degli interessi della curia papale e del re d'Inghilterra. Per contrastare questo disegno re Manfredi, nel luglio 1259, la fece radere al suolo. Tre anni prima, il 23 dicembre 1256, papa Alessandro IV, per premiare gli aquilani dell'avversione manifestata nei riguardi di re Manfredi, aveva elevato la chiesa dei santi Massimo e Giorgio a chiesa cattedrale. Il denuus reformator fu Carlo I d'Angiò, ma la fama della città si diffuse ben al di là dei confini del regno quando un evento di eccezionale importanza ebbe luogo il 29 agosto 1294: la consacrazione dell'eremita Pietro del Morrone come pontefice col nome di Celestino V. Su iniziativa di Pietro era stata iniziata, nel 1287, S. Maria di Collemaggio, la più imponente chiesa romanica della città, la cui facciata, decorata con un rivestimento a fasce di masselli alternativamente bianchi e rossi e con tre grandi rosoni, domina l'antistante spiazzo erboso.

Le vicende celestiniane dettero grande impulso alla sviluppo edilizio, come testimoniano gli statuti cittadini. Decisivi poi per lo sviluppo dei commerci furono i privilegi concessi dal re Roberto d'Angiò nel 1311. Furono in particolare protette tutte le attività legate alla pastorizia, tramite l'esenzione dai dazi per le importazioni e le esportazioni. E' questo il periodo in cui mercanti toscani (società Scale, Bonaccorsi) e reatini acquistarono casa per abitare in città. Questi presupposti favorirono un profondo rinnovamento politico: nel 1355 al governo cittadino parteciparono le Arti dei pellettieri, dei metallieri, dei mercanti, dei letterati, che con il Camerario e i Cinque costituirono la nuova Camera Aquilana. Undici anni prima, nel 1344, il sovrano aveva concesso alla città di avere una propria zecca.

La metà del Trecento rappresenta un momento di grave crisi, come in tutta l'Europa. La città in questo periodo fu spesso colpita da epidemie di peste (1348, 1363) e terremoti (1349) tanto da presentarsi disabitata, ma ben presto si incominciò a ricostruire. Molti i segni dell'importanza raggiunta dall'Aquila tra fine Trecento e inizi Quattrocento: famiglie di ebrei vennero ad abitare in città; generali dell'Ordine Francescano la scelsero come sede per i capitoli generali (1376, 1408, 1411, 1450, 1452, 1495); il maggiore esponente dell'Osservanza, fra' Bernardino da Siena, venne due volte, la prima volta a predicarvi alla presenza di re Renato di Napoli e la seconda volta vi morì (1444).

La presenza osservante fu decisiva per la città. Interventi urbanistici, legati all'iniziativa di fra' Giovanni da Capestrano e fra' Giacomo della Marca, furono realizzati da maestranze lombarde, in una zona poco urbanizzata a nord-est, per costruire un imponente complesso edilizio incentrato sull'ospedale di S. Salvatore (1446) e sulla basilica e convento di S. Bernardino. Lunga e travagliata fu la vicenda della fabbrica soprattutto per la crisi sismica del 1461 che fece crollare le strutture (solo il 14 maggio 1472 fu qui traslato il corpo di S. Bernardino). Tutta la città subì gravi danni; trascorsero due anni prima che i cantieri iniziassero l'attività di riparazione delle chiese e dei conventi.

La seconda metà del Quattrocento corrisponde al periodo più fiorente dell'economia aquilana: re Alfonso I autorizzò, nel 1456, lo svolgimento delle fiere di S. Pietro Celestino e di S. Bernardino, della durata di sedici giorni, dall'11 al 27 maggio; re Ferrante d'Aragona concesse il placet di istituire uno Studio conforme a quelli esistenti in Bologna, Siena e Perugia.

La privilegiata posizione geo-politica dell'Aquila, di cui si è parlato, favorì in città la presenza di mercanti forestieri di varie nazionalità (Germania, Savoia, Catalogna) come pure di fattori delle compagnie fiorentine dei Bardi, degli Ardinghelli, degli Strozzi, dei Medici, dei Gondi, dei Pianelli di Venezia, dei Papone di Pisa, degli Spannocchi di Napoli. Nel suo viaggio da Venezia a Napoli si fermò in città Adamo da Rotweil, allievo di Gutenberg: il 3 novembre 1481 la Camera Aquilana lo autorizzò ad esercitare l'arte della stampa in città concedendogli anche la privativa.

Fin dal primo trentennio del XVI secolo, con la dominazione spagnola, iniziò all'Aquila un processo di decadenza delle attività produttive al quale contribuirono le epidemie del 1503 e del 1505 che fecero sì che iniziasse per la città un periodo di crisi demografica e di depressione economica. La crisi si accentuò quando nel 1529 Filippo d'Orange, per punire la città che si era a lui ribellata, infeudò tutte le terre del contado assegnandole in premio ai suoi capitani. L'Aquila si vide privata in un sol colpo di quel territorio che costituiva la propria base economica. Di conseguenza vide le sue fiere sempre più disertate dai mercanti. Anche l'impianto urbanistico dell'Aquila subì sostanziali modifiche: la città fu costretta nel 1529 a provvedere alla costruzione di una fortezza che comportò nell'area circostante l'abbattimento di molti edifici e chiese. La fortezza, la cui costruzione si protrasse per oltre un secolo, si presenta oggi con l'aspetto che le hanno conferito i restauri del secondo dopoguerra. A pianta quadrata, con quattro poderosi bastioni angolari e circondata da un profondo fossato, riflette le tecniche militari più avanzate dell'epoca. Il suo interno attualmente ospita il Museo Nazionale d'Abruzzo, con una collezione artistica particolarmente pregevole per quanto riguarda i documenti pittorici e scultorei della regione tra Medioevo e Rinascimento.

Negli anni Settanta del XVI secolo si avviò un altro importante intervento che portò alla modifica dell'assetto del centro civico della città: la ricostruzione e l'ampliamento dell'antico palazzo del Capitano per ospitare Margherita d'Asburgo o d'Austria, governatrice perpetua della città (dal 1587, morta Margherita, il palazzo fu residenza del Magistrato e ora è la sede del Comune), che dopo essere stata governatrice delle Fiandre si era ritirata nei feudi abruzzesi. Al suo seguito era venuto anche l'ingegnere militare bolognese Francesco de Marchi il quale, il 19 agosto 1537, aveva compiuto la prima ascensione, dal versante aquilano, del Gran Sasso.

La struttura urbanistica del centro civico subì una ulteriore trasformazione, negli ultimi anni del Cinquecento e per tutto il Seicento.
Nel 1657 la città venne colpita dalla peste: morirono 2294 dei circa 6000 abitanti.

Gran parte dell'antico volto medievale e rinascimentale fu distrutto dal terremoto del 2 febbraio 1703: le case, le chiese, i palazzi, la fortezza subirono gravissimi danni. A nove anni di distanza la città contava 2468 abitanti. Favorirono la ripresa le esenzioni fiscali concesse dal governo di Napoli, dove dal 1707 al viceré di Spagna era subentrato il viceré austriaco, cui nel 1734 successe Carlo di Borbone. Dal terribile terremoto risorse lentamente, ma profonde modificazioni subirono le strutture e gli spazi urbani. I due ceti che concorsero alla ricostruzione della città, il clero e i nobili, caratterizzarono gli spazi urbani con il dualismo chiesa-palazzo: i primi con una opera di recupero e di riuso delle emergenze della città medievale, aggiornate alla cultura del tempo, i secondi costruendo nuove strutture palaziali (ad esempio i palazzi Quinzi, Antonelli e Centi). I rifacimenti interessarono quasi tutte le chiese della città, ampliate e ricostruite con un nuovo volto barocco. Interventi di restauro operati soprattutto negli anni '60 e '70 del nostro secolo hanno in molti casi obliterato questa fase, riportando gli edifici al primitivo aspetto romanico. Conservano viceversa la loro veste settecentesca le chiese di S. Maria Paganica e di S. Domenico, attualmente adibita ad auditorium.

Nel 1799 anche L'Aquila subì l'invasione dei francesi e fu funestata da saccheggi e uccisioni. Nel secolo successivo patrioti aquilani parteciparono ai moti rivoluzionari del 1833, del 1841, del 1848.

L'unificazione d'Italia fece sì che L'Aquila perdesse la caratteristica di città di confine senza che la nuova posizione di centralità l'avvantaggiasse perché essa fu esclusa dalla linea ferroviaria dei due mari con evidenti conseguenze economiche.

Entrando a far parte del nuovo Stato unitario si sentì l'esigenza di apportare delle trasformazioni tendenti all'adeguamento della città alle nuove esigenze amministrative infrastrutturali ed economiche. Gli interventi, che subirono una forte accelerazione nel nostro secolo, alterarono in modo irreversibile la città antica perché si edificarono le aree libere all'interno della cinta muraria, aree che fin dall'epoca della fondazione non erano state urbanizzate.


La fondazione della città fu programmata dall'imperatore Federico Il di Svevia intorno al 1245, ma certamente il maggiore impulso costruttivo si ebbe sotto il regno di Corrado IV che nel 1253, un anno prima della sua morte, la realizzò quasi completamente. Gli esecutori dei programma federiciano furono gli abitanti dei castelli della conca aquilana, 99 secondo la tradizione, che vollero confederarsi in un unico grande centro. La città ebbe una organizzazione autonoma, con un podestà ed un consiglio, ed assunse una tale importanza politico militare che il pontefice Alessandro IV, nel 1 257 trasferi’ l'antica sede vescovile di Forcona a L'Aquila, edificando la chiesa dei S.S. Massimo e Giorgio (futura cattedrale). In quegl'anni era già in atto la contesa tra il papato ed il nuovo re svevo Manfredi, e la città rimasta fedele alla chiesa pagò duramente: nel 1259 infatti Manfredi dopo aver riconquistato la parte meridionale dei regno assediò e distrusse L'Aquila che rimase abbandonata per sette anni fino al 1 266. Fu questo l'anno in cui Carlo II d'Angio’ impossessatosi dei regno di Sicilia dette inizio alla ricostruzione della città, e nel 1 272 per opera dei Capitano Lucchesino, si ricominciò l'edificazione delle mura cittadine e si divise la città in quattro quartieri o quarti. In questo periodo viene costruita la basilica di S. Maria di Collemaggio dove nel 1 294 venne incoronato Papa Pietro da Morrone, con il nome di Celestino V, alla presenza di Carlo I I d'Angiò. Con l'avvicendarsi degli Aragonesi agli Angioini per il possesso dei regno di Napoli, la città fedele alla causa di Giovanna II d'Angio’, fu di nuovo sottoposta a durissimo assedio, durato 1 3 mesi, ad opera di Andrea Braccio Fortebraccio conte di Montone per conto di Alfonso di Aragona. La città resistette strenuamente ed alla sconfitta degli Aragonesi, la regina Giovanna Il per ringraziare L'Aquila della sua fedeltà le concesse una serie di privilegi che ne incrementarono lo sviluppo economico e sociale. Ben presto divenne la seconda città dei regno di Napoli, prosperosa negli scambi commerciali e culturali che manteneva con le più importanti città italiane ed estere. Nel XV secolo ebbe il privilegio di battere moneta; vi fu istituita l'università e nel 1482 vi fu aperta la tipografia da A. di Rottwill, discepolo del Gutemberg. Lo spirito d'indipendenza della città fu soffocato durante la lotta tra i Francesi e gli Spagnoli per il possesso dei regno di Napoli, e per punirla di aver parteggiato per Francesco 1, lo spagnolo Carlo V, ordinò a Filippo d'Orange di assediarla e distruggerla, e nel 1532 da Don Pedro di Toledo fu eretto il Castello "ad reprimendam audaciam Aquilanorum " Durante la rivolta di Masaniello 1647 la città si ribellò di nuovo agli Spagnoli e fu per questo condannata a dure repressioni economiche e sociali, che ne causarono un lento declino. Nel 1 703 uno spaventoso terremoto distrusse completamente la città, peggiorando la ripresa economica e demografica. Partecipò attivamente ai moti rivoluzionari per l'unità d'Italia, e nel 1860 divenne capoluogo di regione.

Castello
http://www.laquila.com/turismo/turismo_e_cultura.htm
Chiamato erroneamente castello, questo stupendo esempio di architettura militare unico per le sue caratteristiche, in realtà è un forte.
Venne eretto a partire dal 1534 per iniziativa del vicerè di Napoli Don Pedro di Toledo «ad reprimendam audaciam Aquilanorum», ovvero per repressione contro gli abitanti della ricca città di L'Aquila che si era ribellata agli Spagnoli e schierata con i Francesi. Progettista della grandiosa opera fu lo spagnolo Don Pirro Luis Escribà, capitano ed architetto militare di Carlo V, già impegnato nella realizzazione di Castel Sant'Elmo a Napoli.
Lo Escribà, o Scrivà, iniziò la costruzione il 30 maggio del 1534, su un terreno che dominava la città e dove si dice che nel 1401 fu eretto da re Ladislao un fortilizio. Per circa due anni l'architetto Escrivà rimase a seguire i lavori che furono poi continuati da Gian Girolamo Escrivà, probabilmente suo parente.
I lavori continuarono fino al 1567, anno in cui gli aquilani non potendo più continuare a versare le esose tasse con le quali veniva pagata la realizzazione della costruzione, chiesero agli Spagnoli di fermare l'opera. Da allora, il castello fu utilizzato come alloggiamento per le truppe. Le successive fasi costruttive, si ebbero nel 1606 e nel 1698; mentre nel 1843 venne sostituito il ponte di legno semilavatoio con l'ultima campata di quello attuale, in pietra.
Il forte che non fu mai utilizzato dal punto di vista militare, conserva ancora intatta la sua forma originaria che si rivela una delle più evolute dell'intera penisola. La pianta è quadrata racchiudente un cortile con quattro bastioni ai vertici delle diagonali; è circondato da un ampio fossato largo 2 3 m., profondo 14 m., l'altezza totale dell'edificio è di 30 m., la distanza tra i vertici dei bastioni è di 130 m ., la lunghezza delle cortine è di 60 m.
L'innovazione più importante rispetto agli altri forti della penisola, è dovuta alla presenza, dei doppi orecchioni policilindrici che raccordano i bastioni con le cortine. Questa accortezza oltre a migliorare la plasticità dell'edificio, era stata adottata per un motivo funzionale: in questo modo infatti le due serie di cannoniere, avevano aperture doppie che permettevano un maggior fuoco di fiancheggiamento a difesa delle cortine murarie ed inoltre, la loro posizione angolata, impediva a possibili colpi di entrare nell'interno. Il portale d'ingresso, costituito da due lesene doriche e lo stemma di Carlo V, reca l'iscrizione del 1543 ed è opera di Salvato Salvati e Pietro di Stefano, entrambi aquilani.
All'interno, il porticato risale al vecchio progetto cinquecentesco, gli altri tre lati, sono aggiunte del sec. XVII e XVIII.
Dopo l'ultima guerra è stato reaurato ed oggi ospita il museo Nazionale d'Abruzzo, la sezione archeologica, ed in una delle casematte dei bastioni, il famosissimo Elephas Meridionalis. Inoltre, periodicamente vi si tengono congressi e mostre.


S.Maria di Collemaggio (http://www.laquila.com/turismo/turismo_e_cultura.htm)

Può considerarsi la basilica più famosa d'Abruzzo, sia per la sua importanza storica che architettonica. Fu iniziata nel 1287 da Piero da Morrone, il futuro Celestino V che vi fu incoronato Papa nel 1294.
L'ampia facciata deve la sua originalità alla bellissima decorazione a disegni geometrici di lastre bianche e rosa a cui si sovrappongono elementi architettonici d'interesse. Il portale principale in stile gotico, riferibile al XV sec., è costituito da due elementi simili. ad ante, in cui sono inseriti tabernacoli che, in origine, contenevano statue.
Il rosone, bellissimo esempio di gotico fiorito, è costituito da un doppio giro di colonnine tortili e di archetti a chiglia trilobati, mentre la cornice è decorata da un motivo di macroscopiche foglie.
L'interno, restaurato, è suddiviso in tre navate da archi ogivali poggianti su pilastri ottagonali; nel transetto sono posti due altari barocchi e quello di destra contiene una terracotta policromata (XV sec.) opera di Silvestro dell'Aquila, allievo del Donatello. In fondo alla navata di destra si trova il mausoleo di S. Pietro Celestino, contenente le spoglie dei Santo, eseguito nel 1517 da Girolamo da Vicenza.
Il pavimento cosmatesco fu realizzato intorno alla metà del trecento. Lungo la parete di destra si trovano nicchie ogivali recanti affreschi: il primo rappresenta la Madonna tra S. Agnese e S. Apollonia, il secondo, Dormitio Virginis e Incoronazione, il terzo una Crocifissione. Sono affreschi riferibili alla prima metà dei XV sec., realizzati secondo canoni veneti. Sulla parete di sinistra si trova una nicchia che reca un affresco dei primi decenni dei XVI sec., rappresentante Madonna col Bambino e Santi di scuola umbro-abruzzese facente capo a Francesco da Montereale allievo del Perugino




CHIESA DI S.BERNARDINO (http://www.laquila.com/turismo/turismo_e_cultura.htm)

L'edificazione della chiesa fu iniziata nel 1 454 per volere di S. Giovanni da Capestrano, discepolo di S. Bernardino da Siena.
Contemporaneamente fu cominciato il chiostro. L'organismo originario ebbe tre navate confluenti in un vasto ambiente poligonato generato dalla cupola, su cui si affacciavano quattro cappelle. Dopo il terremoto dei 1461, il 1 7 maggio dei 1472 con solenne cerimonia vi fu portato il corpo di S. Bernardino.
La facciata fu iniziata nel 1525 da Cola dell'Amatrice. Si erge su quindici gradini ed è spartita da cornicioni che limitano i tre ordini sovrapposti di colonne gemellate e, se per la pianta qualcuno ha centrato l'attenzione sulle analogie di questa con la brunelleschiana S. Maria dei Fiore, la facciata ha rassomiglianza con i modelli di Giuliano da Sangallo e di Michelangelo per la chiesa di S. Lorenzo a Firenze.
Ricostruita completamente dopo che il terremoto del 1703 l'ebbe distrutta, oggi' si' presenta nella sua veste barocca. L'interno, lungo 96 m., ha un carattere grandioso. Il settecentesco soffitto in legno e oro zecchino fu realizzato, insieme all'organo, da Ferdinando Mosca da Pescocostanzo. Al centro vi è il monogramma Bernardiniano, mentre gli altri campi contengono tele dei napoletano Girolamo Cenatempo, risalenti al 1720.
Nella seconda cappella della navata destra, è posta la pala di Andrea della Robbia nipote del celeberrimo Luca. Al centro della navata, la cappella di S. Bernardino contiene il mausoleo con il corpo del Santo realizzato da Silvestro dell'Aquila, allievo dei Donatello, nel 1505.
A sinistra dell'altare principale si trova il mausoleo di Maria Pereyra Camponeschi opera di Silvestro dell'Aquila riferibile al 1488.


Fontana delle 99 cannelle (http://www.laquila.com/turismo/turismo_e_cultura.htm)


E’ uno dei monumenti più antichi e caratteristici, quasi un simbolo della città. Fu edificata per volontà del governatore toscano Lucchesino Aleta, dal Maestro Tancredi da Pentima. Ne esaltano l'originalità non solo la forma trapezoidale e i mascheroni in pietra, tutti diversi tra loro, ma anche il fatto che non si conosce la sorgente principale che l'alimenta. Secondo la tradizione i mascheroni sarebbero simbolo dei signori dei castelli che contribuirono alla fondazione della città.
L'elegante muro che la recinge, in pietra bianca e rosa tratta dalle vicine cave di Genzano di Sassa, come quella di S. Maria di Collemaggio, è sicuramente posteriore e databile al XV secolo.



In posizione dominante, posta vicino alla catena del Gran Sasso, L'Aquila venne fondata intorno al secolo XIII, per volontà di Federico II. La fondazione della città fu programmata dall'imperatore Federico II di Svevia intorno al 1245, ma certamente il maggiore impulso costruttivo si ebbe sotto il regno di Corrado IV che nel 1253, un anno prima della sua morte, la realizzò quasi completamente.
Gli esecutori del programma federiciano furono gli abitanti dei castelli della conca aquilana, 99 secondo la tradizione, che vollero confederarsi in un unico grande centro. La città ebbe una organizzazione autonoma, con un podestà ed un consiglio, ed assunse una tale importanza politico militare che il pontefice Alessandro IV, nel 1257 trasferì l'antica sede vescovile di Forcona a L'Aquila, edificando la chiesa dei S.S. Massimo e Giorgio (futura cattedrale).
In quegl'anni era già in atto la contesa tra il papato ed il nuovo re svevo Manfredi, e la città rimasta fedele alla chiesa pagò duramente: nel 1259 infatti Manfredi dopo aver riconquistato la parte meridionale del regno assediò e distrusse L'Aquila che rimase abbandonata per sette anni fino al 1266.
Fu questo l'anno in cui Carlo I d'Angiò impossessatosi del regno di Sicilia dette inizio alla ricostruzione della città, e nel 1272 per opera del Capitano Lucchesino, si ricominciò l'edificazione delle mura cittadine e si divise la città in quattro quartieri o quarti. In questo periodo viene costruita la basilica di S. Maria di Collemaggio dove nel 1294 venne incoronato Papa Pietro da Morrone, con il nome di Celestino V, alla presenza di Carlo II d'Angiò.




Con l'avvicendarsi degli Aragonesi agli Angioini per il possesso del regno di Napoli, la città fedele alla causa di Giovanna II d'Angiò, fu di nuovo sottoposta a durissimo assedio durato 13 mesi, ad opera di Andrea Braccio Fortebraccio conte di Montone per conto di Alfonso di Aragona.
La città resistette strenuamente ed alla sconfitta degli Aragonesi, la regina Giovanna II per ringraziare L'Aquila della sua fedeltà le concesse una serie di privilegi che ne incrementarono lo sviluppo economico e sociale. Ben presto divenne la seconda città del regno di Napoli, prosperosa negli scambi commerciali e culturali che manteneva con le più importanti città italiane ed estere.


Nel XV secolo ebbe il privilegio di battere moneta, vi fu istituita l'Università e nel 1482 vi fu aperta la tipografia da A. di Rottwill. discepolo del Gutemherg. Lo spirito d'indipendenza della città fu soffocato durante la lotta tra i Francesi e gli Spagnoli per il possesso del regno di Napoli, e per punirla di aver parteggiato per Francesco I, lo spagnolo Carlo V, ordinò a Filippo d'Orange di assediarla e distruggerla, e nel 1532 da Don Pedro di Toledo fu eretto il Castello "ad reprimendam audaciam Aquilanorum".
Durante la rivolta di Masaniello nel 1647 la città si ribellò di nuovo agli Spagnoli e fu per questo condannata a dure repressioni economiche e sociali, che ne causarono un lento declino.
Nel 1703 uno spaventoso terremoto distrusse completamente la città, peggiorando la ripresa economica e demografica. Partecipò attivamente ai moti rivoluzionari per l'unità d'Italia, e nel 1860 divenne capoluogo di regione.    


L’Aquila - 25 dicembre: XXXIV edizione di Come a Betlemme, la natività in notturna (ore 18)nella frazione di Pianola  

a Lanciano (Ch), L’Aquila, Sulmona (Aq), Teramo si tengono coreografiche e suggestive processioni del venerdì Santo;
21 dicembre 2006
L'Aquila - Parco di Collemaggio - Palazzo dell'Immagine
Nottenoir
Nella notte più lunga dell’anno un programma di eventi dal tramonto all’alba.
Tutto il noir in una notte, quella più lunga dell’anno, il 21 dicembre, per trascorrere le ore dell’oscurità avvolti da immagini, parole, eventi, musica capaci di evocare le atmosfere dell’universo noir. Il programma offre così una serie di appuntamenti all’insegna della “noirceur”: proiezioni di film, concerti, reading di poesia e letteratura, incontri sul cinema, stage, mostre: tutto, incredibilmente in una notte, dal tramonto all’alba!
Istituto Cinematografico dell'Aquila "La Lanterna Magica"


5 gennaio 2007
L'Aquila
Fiera dell'Epifania

fine agosto
L’Aquila: "La   Perdonanza", apoteosi dell’epopea di Celestino V che concesse l’indulgenza dei peccati anche ai diseredati
(tel. 0862/410346).

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